Lotta alla pirateria on line, Bondi studia la linea dura alla Sarkozy

Il governo italiano guarda al nuovo disegno di legge francese per la lotta a chi scarica illegalmente dal web. In Italia il fenomeno provoca danni per 500 milioni di euro<br />

"Olivennes", nome che dice poco ma che in Francia è diventato lo spauracchio degli smanettoni di internet. Olivennes sta per Denis Olivennes, manager parigino già capo di Canal Plus ed ex boss di Fnac, che ha messo in piedi un disegno di legge contro la pirateria on line già passato al Senato francese con una maggioranza schiacciante (297 voti contro 15 ). Cosa prevede? Per chi scarica illegalmente musica e film dal web saranno guai. I passi sono tre: le prime due volte che si viene "beccati" l'intestatario della connessione internet verrà avvisato con un avvertimento ufficiale del tipo;: attento, sappiamo cosa fai. Se il pirata torna a più miti consigli tutto a posto, ma se è recidivo scatta il terzo e ultimo passo: la sospensione della connessione internet per un periodo che va da un mese a un anno.

E’ probabile che il testo passerà anche alla Camera e quindi diventi legge in Francia. Olivennes da buon intellettuale parigino ha fornito anche una piattaforma culturale alla battaglia del governo contro la pirateria, scrivendo un libro "La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura" (Libri Scheiwiller, 14 euro) in cui accusa la strana alleanza tra no global e sostenitori del libero mercato selvaggio, entrambi favorevoli alla totale deregolamentazione del web e all’accesso gratuito alle risorse on-line. Con questa misura i francesi contano di ridurre il fenomeno dell'80%.

E in Italia? Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha recentemente mostrato molto interesse per “una strada di comunicazione e persuasione che necessita di regole chiare e a volte dure” (così Bondi in un intervento alla Festa del cinema di Venezia). Per la forma che potrebbe prendere una legge in Italia c’è ancora da aspettare, ma il fatto di coinvolgere gli operatori nel sistema di “avvisi” all’utente che fa un uso illecito della sua connessione è per il ministro una direzione “difficilmente modificabile”. C’è invece chi si oppone a una linea rigida e propone invece l’idea di un copyright flessibile, come l’organizzazione Creative Commons (se n’è discusso insieme al presidente di Siae, Giorgio Assumma, in un convegno a Milano organizzato da Reti).