Lotta senza quartiere fra il mite Repetto e il tormentone Zito

Calmo, riflessivo, imperturbabile. Insomma, sempre padrone della situazione. Il presidente uscente della Provincia, Alessandro Repetto, ha abituato interlocutori politici e cittadini, amici e avversari, a un aplomb ormai classico: quello dell’amministratore pubblico che non deve cedere mai. Nemmeno alle emozioni. A Lorenzo Zito, però, sì. È proprio lui, questo consigliere provinciale, vicecapogruppo di Forza Italia, l’unico, vero tormentone del presidente. L’unico in grado di alterargli il carattere solitamente serafico, trasformargli il sorriso in una contrazione labiale, provocargli tensioni epigastriche fortunatamente reversibili - basta che Zito lasci l’aula consiliare -, e fargli perdere fiducia nell’opposizione costruttiva. Tutta colpa di Zito. Che, perfidamente consapevole di far breccia nel muro granitico eretto dal presidente Repetto davanti a chi osa contraddirlo, insiste a provocare la reazione. D’altronde, non è che gli manchino i motivi: il ciclo di Repetto in Provincia si è prestato a più di una critica, anche da parte dei compagni di maggioranza. Figurarsi l’opposizione (e quella di Forza Italia, capitanata da Roberto Bagnasco, è stata fra le più solerti)! Difatti: Bagnasco ha fatto da apripista, ma Zito è stato l’ariete. Se il capogruppo ha giocato da regista di centrocampo, il suo vice s’è impegnato da bomber sparando bordate da tutte le posizioni e verso un’unica direzione. Di volta in volta a testa bassa, a muso duro, a spada tratta, chi più ne ha più ne metta. Ma sempre deciso a non far passare neanche un emendamento del centrosinistra senza un rilievo, un affondo, una censura.
Fior da fiore, citazioni dall’«archivio storico». Contro il bilancio: «La discussione si è svolta nel disinteresse generale - ha girato il coltello nella piaga Zito -. Da questo bilancio si evince da parte del presidente una voglia di protagonismo senza saper essere protagonista». E sulle Acciaierie: «C'è un eccesso di protagonismo mediatico del presidente che continua a bocciare l'unica soluzione sulla quale governo, Riva e via Fieschi, con palazzo Tursi a singhiozzo, potevano trovare un accordo». Il consigliere di opposizione non ha mai mollato la presa: «Su Genova capitale della cultura, la Provincia è stata in grosso ritardo, ha mantenuto un ruolo marginale. L'immagine che è stata diffusa, a livello nazionale, è stata quella del solito stereotipo genovese». Smaltimento rifiuti: «Dalla Provincia nessuna decisione, salvo quella di non decidere». E inoltre, la formazione lavoro che non forma, la tutela dell’ambiente, l’acqua... Infine: «Quale svolta politica il presidente Repetto e la sua maggioranza hanno saputo dare?». Frasi pesanti come macigni, accuse durissime per chi, come Repetto, ha passato più ore a Palazzo che accanto ai familiari e ai suoi quattro amatissimi cani. «Io, questo qui, non lo sopporto!» hanno sentito sbottare il presidente già a metà ciclo amministrativo. E nessuno ha nutrito dubbi su chi fosse il personaggio di riferimento... Ma Zito niente, ha continuato a sparare col cannone della legittimità istituzionale. Ha conquistato persino il record di maratona oratoria in aula, davanti al «suo» tormentato-preferito. Ormai, dopo cinque anni di confronto dialettico - ma anche di rispetto reciproco - Repetto e Zito sono diventati complementari. Se mancavano loro due in una seduta, non c’era spettacolo. Ma se c’erano entrambi, brillavano scintille. Azzurre da una parte, bianco-rosse dall’altra. Il bello è che lo scontro prosegue in campagna elettorale, a distanza, persino davanti alle telecamere in due studi diversi: Repetto candidato alla riconferma, Zito impegnato sui due fronti, Comune e Provincia. Possono avere di fronte qualunque interlocutore, ma prima o poi un accenno, un passaggio, un’allusione vanno a parare «là». Don Camillo e Peppone? No, altra faccenda. Quelli, Govannino Guareschi prima o poi li metteva d’accordo. Questi, neanche lui ci riuscirebbe.