Dopo la lotta per il viagra gratis i deputati si aggiudicano la sauna

da Bruxelles

Gli ultimi fuochi, qualche mese fa, si son levati per una faccenda riguardante il gonfiarsi continuo del parco-macchine comunitario. «Troppe auto blu. E troppe marche francesi» han tuonato dai Paesi dell’Est. Ma non è accaduto nulla, così come è andata in precedenza in tutti i «casi spinosi» che dal palazzo della commissione o dell’Europarlamento, si sono periodicamente proposti. Perché? Semplice. A chi protesta si fa una offerta riparatrice. Tanto a pagare ci pensa Pantalone.
Prendete il «caso sauna» nato nel 2005 a Berleymont, sede della commissione. Qualcuno viene a sapere che ai piani alti dell’edificio, sarebbe stata creata una sauna riservata ai soli commissari e all’alta euroburocrazia. «E che volete? In Finlandia il 95% della popolazione fa quotidianamente regolare accesso in sauna...» spiega un portavoce dell’organismo, interrogato nel merito. Solo che si guarda bene dal far sapere che, dopo rabbiose proteste del personale, di sauna se n’è dovuta aprire una seconda, in modo che anche i non graduati avessero facoltà di andare a sudare il dovuto...
Mica è la prima volta che i soldi dei contribuenti Ue vengono spesi dai palazzi di Bruxelles con un pizzico di allegra autopromozione. All’inizio del secolo, dopo aspra battaglia, gli euroburocrati vinsero finalmente la «guerra del Viagra»: fino a quel momento infatti l’acquisizione della pillola era ritenuta fatto privato in quanto «medicinale a fini di piacere» e dunque non rimborsabile. Ma dalla mischia uscì un funzionario che dimostrò come le sue disfunzioni fossero dovute a una malattia. Da quel momento, Viagra gratis per tutti a condizione che si presenti un documento medico e che non si usino più di 6 pillole al mese. Il che, a quanto sostengono i maligni, avrebbe però aumentato l’ansia da prestazione la qual cosa potrebbe far ritenere che presto ci si ritrovi alle prese con un Viagra-war numero due. Tanto, si sa, pagano i cittadini europei. Che contenti non son proprio sembrati quando - dai soliti spifferi di Berleymont - son fuoriusciti gli stipendi mensili dei suddetti euroburocrati: dai 4000 euro per un nuovo assunto ai 10mila per i gradi medio-alti, tutti conditi di indennità alloggio, rimborsi istruzione per i pargoli, indennità espatrio e via dicendo.
Una piccola Bengodi divisa tra Bruxelles, Strasburgo (che costa sui 150 milioni di euro l’anno per una settimana al mese di lavoro) e Lussemburgo. E dove per legiferare, si legifera, ma forse anche troppo come dimostrò l’ex-ministro ed ex-eurodeputato Raffaele Costa. Il quale nei primi mesi dello scorso anno calcolò che nei 28 giorni di febbraio 2007 si produssero 9 chili di norme, tra cui una legge di ben 849 pagine sull’uso delle sostanze chimiche. Un caso? Mica tanto. Per l’importazione di selle cinesi per quadrupedi, di pagine ne son servite 26, mentre erano 57 quelle relative ad un accordo per la pesca tra Ue e Mauritania. Che la carta costi e induca alla deforestazione alla Ue pare importare pochino. E del resto non era proprio un Berleymont illuminato tutta notte a far propaganda, qualche mese fa, alla settimana europea per il risparmio energetico?