«Lotterò per le donne e contro la giustizia-lumaca»

Il legale di Andreotti anticipa le sue battaglie: «Bisogna ridurre i tempi del processo senza diminuire le garanzie per gli imputati. La legge sull’inappellabilità? Si può migliorare»

Mario Sechi

da Roma

Avvocato Giulia Buongiorno, lei è candidata nel Lazio con An. Com’è nata l’idea di scendere in campo per diventare onorevole?
«Io in realtà faccio il partito degli indecisi, quelli che per anni non sanno mai fino alla fine che cosa votare e poi non votano o votano scheda bianca. Non ho alle spalle un’appartenenza a un partito o a un’ideologia. Mi sentivo un giudice senza fascicolo».
Ha trovato il fascicolo?
«Da tempo faccio una serie di battaglie sul ruolo della donna, la loro rappresentanza in Parlamento e sul campo in cui lavoro, la giustizia. Le ho sempre fatte nelle sedi extraparlamentari. E quando sostenevo le mie tesi qualcuno mi diceva: lamentarsi non basta. E così è cominciata a emergere l’idea di entrare in Parlamento, il luogo ideale per combattere queste battaglie».
Perché ha scelto Alleanza nazionale?
«La scelta più che ad An è legata al modo in cui Fini ha trasformato il partito, oggi una vera forza moderna della destra. Mi è piaciuto il modo in cui Fini l’ha guidato e trasformato. Credo che in alcuni momenti difficili sia stato capace di tenere la barra ferma e dritta, penso alla vicenda della fecondazione assistita. La sua posizione non è piaciuta nel partito, ma lui è andato avanti. E anche sulle quote rosa, nel partito ha assicurato delle posizioni di vertice alle donne».
È stato Fini a proporle la candidatura?
«Ci eravamo conosciuti casualmente da amici, poi è venuta fuori questa idea».
Lei è diventata famosa con la difesa del senatore Andreotti e la vittoria nel processo di Palermo. Cosa le ha insegnato quella vicenda?
«Cose che riguardano la giustizia, sia fatti umani. Un’esperienza durata oltre dieci anni ti fa maturare a 360 gradi. Prima valutazione: quando un processo dura undici anni, è un processo che non fa giustizia. E non vale solo per Andreotti. Vale per tutti. Se sono innocente, devo aspettare dieci anni. Ma anche se sono colpevole emergono i problemi: ho avuto imputati di bancarotta fraudolenta condannati dieci anni dopo, persone ormai diverse da quelle che avevano commesso il reato. E questa è una delle prime battaglie che, se verrò eletta, porterò avanti. La vera sfida è quella di ridurre i tempi senza ridurre le garanzie».
Cosa ne pensa della legge sull’inappellabilità?
«Ci sono luci e ombre. Positiva è l’idea che un pm non possa sempre e comunque proporre appello su una sentenza di assoluzione. Ho sempre terrore quando vado in secondo grado. Migliorerei la parte che riguarda la Cassazione che si troverà ad avere un enorme carico di lavoro. Così si ingolfa una delle cose che funzionavano meglio. Qui si può migliorare».
Lei si è occupata anche di giustizia sportiva. Ha difeso Bettarini e Totti. Che differenza c’è con le aule di un tribunale normale?
«Da una parte la giustizia ha di positivo che tutto avviene in maniera rapida, ma c’è un enorme “però” perché non ci sono garanzie vere e proprie, il materiale è generalmente quello raccolto dalla procura federale e il contraddittorio è limitato. Forse bisogna tutelare di più gli atleti».
I calciatori sono ricchi e famosi. Una preda ideale per la stampa e i processi-spettacolo.
«Capiscono il grave pregiudizio che c’è su chi è bello, ricco e famoso. Quando sono volata a Lisbona, dicevano che con Totti non sarebbe stato possibile stabilire una strategia difensiva. E invece Totti ha fatto un interrogatorio... raramente ho visto una persona che in così poco tempo riesce a capire la linea difensiva. In quell’occasione mi ha sorpreso positivamente».
Lei è un avvocato, si avvia a fare il deputato. Sarà avvocato-deputato o farà solo l’onorevole dedicandosi a tempo pieno alla politica?
«Intanto siamo ancora in marzo e quando mi chiamano onorevole non mi volto. La professione è una parte molto importante, fa parte di me. Non posso sacrificarla perché per me sarebbe una sconfitta. Cercherò di far bene entrambe le cose. Eviterò di accettare incarichi fuori Roma e limitare il numero dei clienti. Il processo Andreotti per me è stato una grande palestra, ho una grande capacità di lavoro, spero di riuscire a far bene entrambe le cose».
La sua famiglia come ha reagito alla scelta di candidarsi?
«L’hanno saputo nel momento in cui ho fatto la conferenza stampa con Fini. Le scelte fondamentali della vita devono essere prese in assoluta autonomia. Nella mia famiglia c’è una tradizione di padri e nonni civilisti e io ho cambiato diventando penalista. Non ho mai avuto nessun tipo di pressioni dai miei genitori. Loro sono rimasti sorpresi, ma mi hanno lasciato sempre libertà di scegliere. L’unica persona con cui ho discusso della cosa è stato Andreotti».
Cosa le ha detto?
«Lui sapeva che facevo parte del partito dei giudici senza fascicolo. All’inizio era perplesso, mi ha spiegato che in questo momento la politica è fatta di scontri violenti, pretestuosi e spesso privi di contenuto. Ha cercato di farmi riflettere molto, poi gli ho spiegato le mie ragioni, la mia battaglia sulle donne e il loro ruolo in politica e quando ha capito che ero convinta, ora mi dà tanti consigli ed è un mio sostenitore».