L'ottimismo degli anni Ottanta e la nuova politica di Craxi

di Nel 1979 i comunisti tornarono all'opposizione e vennero indette nuove elezioni. Il 3 giugno 1979 gli italiani assegnarono il 38,3 per cento alla Dc e il 30,4 al Pci: Berlinguer, con il compromesso storico, aveva perduto un milione e mezzo di voti. In agosto muore Papa Paolo VI e gli succede Giovanni Paolo I, Albino Luciani, che però scompare dopo poco più di un mese. Il nuovo Papa è il polacco Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II: i suoi innumerevoli sostenitori, anche laici, ripetono che l'azione del Papa polacco sia stata decisiva nell'incoraggiare la lotta del suo popolo contro il regime comunista, e quindi a determinare la caduta del sistema sovietico. La prima parte dell'ipotesi è di certo vera, meno la seconda: il socialismo reale si sarebbe comunque piegato sulle proprie gambe.
Nel 1980 (quando muoiono assassinati il giornalista Walter Tobagi e il giurista Vittorio Bachelet), il terrorismo dà gli ultimi segnali di vitalità, mentre i «pentiti» cominciano a smantellarlo dall'interno. Nella società, al posto dell'impegno, dei sogni e della follia, si insinua l'ombra della noia e di una tanto attesa normalità. Il benessere pare un contagio senza fine e la stagione dell'ottimismo - una lunga e luminosa traiettoria generazionale che dura dall'inizio degli anni Ottanta almeno fino al 1987 - si traduce in nuove religioni del piacere. Gli italiani seguono la moda, praticano il fitness e affollano palestre e discoteche, vengono bombardati sempre più dai messaggi della pubblicità, cercano il divertimento e si tengono lontani dalla politica. La nascita della televisione commerciale sancisce un'altra rivoluzione di costumi e mentalità: pubblicità, telequiz, lustrini, paillettes, ammiccanti signorine buonasera che prendono il posto delle ingrigite matrone di mamma Rai. È il trionfo della «(falsa) tolleranza edonistica» che, come profetizzava Pier Paolo Pasolini, avrebbe soppiantato l'«oscurantismo moralista e clericale». Anche il ceto politico si rinnovò, in parte. Per la prima volta il governo fu assegnato a personalità slegate dal mondo cattolico: il repubblicano Giovanni Spadolini venne nominato nel giugno 1981, dopo lo scandalo della P2, una loggia segreta massonica che, negli intenti del suo capo e fondatore Licio Gelli, avrebbe dovuto conquistare occultamente i gangli del potere; dopo di lui fu il momento del socialista Bettino Craxi, giunto a Palazzo Chigi nell'agosto 1983.
Craxi firmò, il 18 febbraio 1984, il nuovo Concordato. Veniva stabilito che la religione cattolica non sarebbe più stata religione di Stato e nelle scuole il suo insegnamento non sarebbe stato più obbligatorio. Ma i quattordici articoli dell'accordo riaffermavano i privilegi della Chiesa. La vera novità del cosiddetto «pentapartito» (il Psi alleato con democristiani, liberali, repubblicani e socialdemocratici) stava nella sua estetica del potere. Una modernità spregiudicata, incarnata dal leader socialista, capo carismatico capace di offrire agli italiani l'ottimistica rassicurazione di un decisionismo volitivo. Craxi fu l'emblema di un'Italia emergente, composta da uno schieramento eterogeneo di imprenditori aggressivi, borghesi intraprendenti, self made man alla rincorsa del successo, faccendieri di dubbia provenienza, salottieri sedotti dal mito dell'uomo forte.
Le opposizioni non avevano, per ragioni diverse, credibilità. La destra, ormai sfiorita insieme al suo capo carismatico, Giorgio Almirante, era chiusa nel suo sterile recinto nostalgico e, per quanto in modo inconfessabile, invaghita dallo stile energico del capo del governo. La sinistra comunista, dopo l'improvvisa morte di Berlinguer, era avvitata su se stessa, e incapace di fermare il declino. Al centro fu importante lo sviluppo di «Comunione e liberazione», che conciliò interventismo politico e fervore religioso, spirito comunitario e esuberanza mondana.
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