LOTTIZZAZIONE CONTINUA

Troppe ore dedicate alla politica internazionale. Troppo tempo perso. Adesso basta. Adesso il vicepremier D'Alema, sgombrato il campo da alcune quisquilie quali Israele, questione palestinese e terrorismo islamico, può occuparsi di quello che la sua carica di ministro degli Esteri istituzionalmente gli richiede: il tiro al bersaglio sui direttori dei Tg Rai. Clic, pum: colpito Mimun (Tg1). Clic, pum, colpito Mazza (Tg2). Che precisione, che mira, che facilità di grilletto: evidentemente gli amici hezbollah gli hanno dato lezioni.
Sostiene D'Alema che fin qui il centrosinistra è stato troppo buono. E come dargli torto? A Mimun, colpevole di aver portato il Tg1 ad ottimi ascolti, per esempio non sono stati neppure strappati i peli dei baffi a uno a uno. E incredibilmente non lo hanno preso a frustate sulla zucca semipelata. E a Mazza, professionista serio e corretto, nessuno che abbia infilato una quercia nell'occhio per fargli capire come stanno davvero le cose. Che ingenuità, ci pensate? Troppo buoni. Ma solo perché erano distratti da quelle cosucce del Libano. Altrimenti avreste visto.
E se non ci credete, vedrete ora. Perché la bontà, per D'Alema, è come Ikarus: s'incaglia sempre troppo presto. Si capisce: la soddisfazione di dire «bye bye Condi» al telefonino dura lo spazio di un'intervista con Gianni Riotta sul Corriere. Poi bisogna passare al divertimento vero: piazzare il medesimo Riotta al Tg1, per esempio. Vuoi mettere? Meglio conquistare la Rai che la Rice. Se non altro perché la Rice, anche se la conquisti, è difficile farla diventare tutta rossa.
La Rai, invece, basta poco. Ed è subito rossa. Quindi avanti con liste di proscrizione, epurazioni e spartizioni. Avanti con i fogliettini, come denunciato da Daniele Capezzone, esponente della maggioranza. Avanti con i nuovi organigrammi Rai che circolano sui tavoli di Montecitorio secondo le più antiche regole della lottizzazione. Avanti con spintarelle, raccomandazioni, avanzamenti di uomini con tessera di partito. E avanti con l'eliminazione di chiunque non abbia cantato Bella Ciao al Festival dell'Unità: se poi è bravo, peggio ancora. Trattasi di aggravante.
Finora, del resto, sono stati troppo buoni. Quelli dell'Unione, s'intende: non hanno nemmeno tagliato la gamba destra del cavallo di via Mazzini. E neppure la mano sinistra di Mimun: che volete di più? Se poi qualcuno ricorda gli alti lamenti che si fecero quando dalla Bulgaria Berlusconi osò chiedere rispetto per il presidente del Consiglio e un uso non criminale della Tv, beh se ne faccia una ragione: quello era l'editto di Sofia, un attentato alla libertà di stampa, un duro colpo alla democrazia. Quello di D'Alema, invece, è diverso. Una lista di proscrizione democratica, un'epurazione ai sensi dell'articolo 21, un'occupazione totale ma nel rispetto del pluralismo dell'informazione.
Qualcuno potrebbe dire che Berlusconi parlò dopo essere stato attaccato in modo duro e scorretto da Biagi e da Santoro. Mazza e Mimun, al contrario, sono responsabili solo di aver fatto bene il loro lavoro. Ma anche quest'obiezione è destinata a infrangersi sugli scogli come Ikarus. Perché è vero che i leader del centrosinistra per anni ci hanno fatto la morale dicendo che i direttori Rai devono essere scelti in base alle capacità professionali e non all'appartenenza di partito. Ma è solo perché erano troppo buoni e distratti dagli hezbollah. Adesso basta, si fa sul serio: lottizzazione continua. Avanti popolo, alla Raiscossa: poltrona rossa la trionferà.