La Lottomatica in crisi nera scatena l’ira di Toti

Marcello Castaldi

La caduta sembra non aver fine e la Lottomatica incassa l’ennesima sconfitta di una stagione che non finisce più di avvilire. Il cappotto di Bologna, con la Fortitudo capace di surclassare Roma per 92-66 arriva dopo l’esclusione dal gruppo di Ilievski, per qualcuno vero responsabile dei problemi della squadra. I risultati recenti hanno dimostrato che ci sono però altre questioni da risolvere. Non tragga in inganno la vittoria di Scafati, arrivata alla fine di una partita che comunque Roma aveva rischiato di perdere, perché la situazione nel dopo-Ilievski non è certo migliorata e la sconfitta in Eurolega fino all’ultima scellerata trasferta di Bologna, hanno confermato i limiti di un progetto e non certo di alcuni giocatori.
Di fronte al nuovo show fatto di errori, scelte sbagliate ed affrettate, sviste tecniche, il presidente della Lottomatica Claudio Toti ha smesso i panni del presidente paziente: «Sono deluso dell’andamento della nostra stagione perché stiamo compromettendo ogni obiettivo. Credo che il rispetto per la maglia e il sentimento di vergogna siano sconosciuti a molti nostri giocatori».
Lo sfogo, ripreso dal sito della Lottomatica, (www.virtusroma.it) fotografa lo stato d’animo di un presidente che non riesce a credere ad una squadra così sciatta e scellerata: «Non assisterò inerme che la nostra stagione diventi una Waterloo. Abbiamo degli obiettivi pressanti: la top 16 e la Coppa Italia. Se non cambierà il trend dei nostri risultati certamente cambierà molto l’organico, senza aspettare la fine della stagione». «Nessuno ha comprato il diritto di stare a Roma ed oggi ben pochi dimostrano di volerci stare con i fatti e non solo con le parole. Potremmo anche finire la stagione con la squadra juniores piuttosto che vedere continuamente insultati tifosi e appassionati da professionisti o presunti tali. Troppe cose non vanno e ognuno si deve sentire sotto accusa. Giovani che non combattono e veterani, dai quali voglio escludere Bodiroga, che hanno priorità diverse dal faticare e vincere. Smettiamo di credere ad una squadra forte e competitiva almeno per quest’anno e lavoriamo per cercare di diventarlo. Questo gruppo dall’atteggiamento rassegnato e non competitivo non può rappresentare la squadra di Roma». E l’ultima considerazione, riguardo la rassegnazione e la mancanza di competitività del gruppo, sono il macigno più pesante di uno sfogo che arriva, inevitabile, all’indomani della disfatta di Bologna. Sembra incredibile, ma il gruppo allenato da Repesa non riesce a mostrare il minimo segnale di reazione. Nessuno nella formazione capitolina ha il coraggio di replicare alle parole di Toti che in realtà ricalcano quelle di coach Repesa che qualche giorno fa aveva in qualche modo anticipato determinati concetti, parlando di un gruppo incapace di reagire e con giocatori che si nascondono.