Lottomatica e Totosì: c’è già accordo?

Filippo Grassia

Accordo in vista fra Lottomatica e Totosì per partecipare al bando sulle concessioni sportive? All’indomani della pubblicazione sul nostro giornale di questa ipotesi, Agipro ha scritto: «Totosì non è in vendita anche se, secondo fonti del provider di scommesse sportive, sono state effettivamente vagliate ipotesi di partnership in vista del riordino del settore scommesse previsto dalla Finanziaria 2005». Qualche giorno dopo Agicos si è spinto più avanti: «Lottomatica e Totosì avrebbero trovato un accordo per affrontare insieme il prossimo bando sulle scommesse che potrebbe vedere la luce già martedì prossimo, (oggi ndr) giorno nel quale si riunirà il Comitato dei Giochi. L'accordo si baserebbe sul cosiddetto RTI, vale a dire un Raggruppamento temporaneo di imprese, fatto che potrebbe mettere al riparo la Lottomatica da possibili stop da parte dell'Antitrust. Insomma un nuovo colosso pronto ad affrontare la gara per le nuove concessioni». Ma è sufficiente creare una realtà di questo tipo per evitare l’intervento dell’Authority sulla concorrenza? A breve i vertici dell’Aams, secondo una fonte interna, si incontreranno proprio con gli uomini dell’Antitrust per verificare lo stato dell’arte e porre dei paletti sia al mercato dei giochi nel suo complesso che ai settori specifici.
È quanto ha affermato lo stesso direttore generale dei Monopoli, Giorgio Tino, nell’intervento di ieri mattina alla European Lotteries 2005: «Nel mercato dei giochi pubblici occorre garantire almeno due requisiti minimi: regole eque e ben note a tutti, regole effettivamente rispettate. Sappiamo bene, d’altra parte, che nella stessa teoria dei giochi è centrale il concetto di reputazione degli attori». In un passo successivo Tino ha aggiunto: «Il mercato italiano dei giochi, già oggi tra i più concorrenziali al mondo, deve assicurare la solidità e l’affidabilità delle aziende ed impedire la competizione sleale fra sistemi e mercati dei giochi irriducibilmente diversi». D’accordo al mille per mille. Ma c’è anche bisogno di eliminare nuove e vecchie scorie. Come dimenticare, per esempio, il tira e molla sul gioco telematico che ha cancellato il principio della territorialità provinciale o regionale? Da capire inoltre perché l’espansione delle scommesse sportive ha bisogno di un bando e quello del lotto (vedi terza estrazione) no.
Nell’audizione fornita alcuni giorni fa presso la Commissione Finanze del Senato, il direttore generale dell’Aams non ha fatto cenno a questi temi ma ha sfruttato l’occasione per rispondere alla Snai (senza mai citarla) che «aveva contestato il piano di riordino del settore». Eccone i due passi principali: «Il principio di salvaguardia permette ai concessionari la sottoscrizione di una nuova concessione per almeno 6 anni ovvero la scelta di diventare negozi di scommessa per conto dei nuovi concessionari. All’attualità, non essendo prevedibile il numero di operatori interessati al mercato italiano, appare strumentale qualsiasi riferimento alla dimensione complessiva della nuova rete la quale, comunque non potrà che - anzi dovrà – essere tarata rispetto alle dimensioni della domanda». Nulla da eccepire. Ma ci sarà pure uno studio che indica, sia pure spannometricamente, dove collocare i nuovi punti di raccolta e quanti aprirne. Basterebbe annunciare: «Le nuove agenzie saranno aperte solo nelle zone scoperte in numero da mille a duemila». La concertazione sarebbe assicurata.

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