Louise Bourgeois affronta il passato

Sono sessanta le opere che Louise Bourgeois fa dialogare con i capolavori del museo napoletano di Capodimonte, e nel percorso di visita risultano come stazioni meditative di un dialogo senza interruzione nei secoli. «Questa artista giovane nel cuore ha selezionato le opere in maniera non cronologica. È un modo di dialogare con il proprio passato e con il passato della storia, rappresentato da Capodimonte, museo ma anche residenza reale voluta da Carlo di Borbone» commenta il soprintendente per il Polo museale napoletano Nicola Spinosa.
La Bourgeois ha voluto personalmente scegliere quali opere di Capodimonte dovessero dialogare con le proprie in questa prima grande mostra che fa in Italia in un museo («Louise Bourgeois per Capodimonte», visitabile fino a domenica). Così, per esempio, nella sala dedicata ad Annibale Carracci, l’artista sceglie Ercole al bivio, che dialoga con le virtù dell’arte e dell’amore e colloca di fronte al quadro la scultura Le tre Grazie. Un altro capolavoro di Capodimonte è La parabola dei ciechi di Peter Bruegel: Louise Bourgeois ha creato un tavolo che sta per crollare, così come i cinque ciechi si reggono o cadono reciprocamente.
Nata a Parigi nel 1911, Bourgeois vive a New York dal 1938. Il suo lavoro è una riflessione sulla femminilità, la sessualità, la famiglia e la solitudine. Scrive Achille Bonito Oliva nel catalogo di Electa Napoli: «Ha attraversato il XX secolo utilizzando l’arte per risarcire la propria condizione, per ritrovare una totalità attraverso la creazione, per affrontare un mondo parziale... Qui è molto chiaro come l’arte contemporanea viva in una situazione di continuità con il passato, non in contraddizione ma in una complessità, in un corto circuito che ci dà una visione del mondo più completa. Il lavoro della Bourgeois è fatto di pittura, scultura, installazioni, disegni, ed è un lavoro in cui prevale sempre la forma organica, in cui la natura prevale sulla cultura, ovvero il femminile vince contro il progetto di una vita razionale che è sempre parziale e maschile».
Nel cortile si impone il grande ragno, materno e minaccioso di oltre nove metri, segno di vita e di morte, che porta dentro di sé le uova dei propri figli, tesse la tela per proteggerli e per i suoi figli uccide.