Love, il lato oscuro dei Beatles I classici rinati per Le Cirque

Nel nuovo album 26 capolavori in versione inedita, con arrangiamenti nuovi o rarità come la chitarra di John Lennon in Strawberry fields. McCartney: «Siamo tornati di nuovo insieme»

Paolo Giordano

da Milano

Il metal detector, please. Mica si può entrare così, tutti vestiti come siamo di tecnologia spiona, nel caveau della Emi dove George Martin, lo storico produttore dei Beatles, praticamente il quinto Beatle, ha spedito il master con 46 minuti dei complessivi 78 di Love, il nuovo disco di uno dei pochi gruppi della storia che non hanno ancora finito di insegnare. D’accordo, quando il monumentale John abbassa la sua paletta e apre la porta, si torna indietro di quarant’anni, l’atmosfera è quella, i colori nell’aria si accendono, giallo arancione indaco e così via, proprio come quando quei quattro ragazzi neppure capivano che cosa stavano combinando al mondo in bianconero. Love raccoglie ventisei nuove versioni dei vecchi successi. Ripulite (ma non masterizzate perché il catalogo uscirà solo il prossimo anno). Imprevedibili perché talvolta nascondono sorprese, e bravo chi le scopre. Attaccate l’una all’altra perché, attenzione, questa non è altro che la colonna sonora dello show che da giugno il Cirque du Soleil mette in scena a Las Vegas con la benedizione di Paul McCartney, Ringo Starr e delle signore Lennon e Harrison. «Per loro valeva la pena trasformare quelle musiche in un cd» dicono i discografici, e certo lo schiocco di tamburi che introduce Lady Madonna o George Harrison che sibila le esse in While my guitar gently weeps garantiscono brividi a chi se ne accorge e pure a chi riesce ad accettare che proprio quelle canzoni, vissute, metabolizzate, amate come nessun altra nella musica leggera, ora si presentino implacabilmente diverse, e spesso molto, tagliuzzate e ricucite sulla stessa sagoma che era uscita dagli Abbey Road Studios. Registrazioni alternative. Accordi dimenticati. Arrangiamenti sperimentali. Perciò quando una chitarra timida, neppure tanto accordata, introduce Strawberry fields forever, ecco, quello è un inedito John Lennon, roba da lasciare a bocca aperta. «La canzone subì diversi cambiamenti - ha raccontato George Martin, che ha fatto tutto il lavoro con il suo fortunatissimo figlio Giles -. La incidemmo più di una volta, tentando di combinare insieme due versioni completamente diverse. All’epoca amavo moltissimo quel brano, ma John molti anni dopo mi confidò che non fu mai soddisfatto delle riuscita ed io ebbi la sensazione che, nelle registrazioni, lui fosse stato sottovalutato». E forse, dicendo così, il produttore anticipa quello che sarà il dilemma dei beatlesiani: amare Love o no? Rimanere aggrappati a I am the walrus o Back in the Ussr o Yesterday come erano o come si presentano qui, addirittura con la benedizione degli autori? Intanto bisogna dire che, se si usano le lenti filologiche, l’operazione è strepitosa e, per fare un esempio, l’inserto mai sentito in Being for the benefit of Mr Kite da solo vale l’acquisto (a proposito: Love esce il 17 novembre anche in dvd stereo 5.1). Per di più, i suoni sono stati armonizzati oppure, come dicono i tecnici, «panpottati». Per farla breve, nei brani originali, la batteria si ascolta su di un canale, il basso su di un altro e via dicendo, con un riconoscibilissimo effetto che oggi è sparito, come la tecnologia obbliga a fare infischiandosene dell’odore del tempo. E, comunque sia, questa strategia potrebbe far guadagnare ai Beatles qualche nuovo tifoso, rimasto per miracolo indenne finora. Boh.
«Questo album ci riunisce di nuovo perché improvvisamente ci sono John e George con me e Ringo», ha detto l’ecumenico McCartney e forse idealmente è davvero così. E lasciamo perdere la maliziosa, e inevitabile, constatazione che ad attirare tutti i superstiti sia stato il tintinnio della cassa. Love è un album magico, perverso e insinuante perché ti obbliga a modificare l’ordine dei fattori, a mescolare le carte e a scoprire che il risultato alla fine gioiosamente non può cambiare. Comunque insuperabili.