Love story: Wolfowitz rischia il posto

La sua colpa: gli aumenti di stipendio all’amante, una dirigente dell’istituto

nostro inviato a Washington

La love story con una funzionaria della Banca mondiale, promossa con lauto aumento di stipendio e trasferita al Dipartimento di Stato per evitare conflitti d'interesse, fa vistosamente traballare la poltrona di Paul Wolfowitz, presidente della World Bank.
In una drammatica conferenza stampa, a poche ore dall'inizio degli incontri primaverili del Fondo monetario e della Banca mondiale a Washington, Wolfowitz ha ammesso di avere commesso errori nella gestione della vicenda. «Con il senno di poi, avrei dovuto seguire il mio istinto e tenermi fuori dai negoziati (per il trasferimento e la promozione della donna, ndr); ho fatto un errore, di cui mi scuso», ha detto, evidentemente emozionato e sotto pressione. Il futuro del presidente della Banca mondiale è nelle mani del board esecutivo dell'istituzione internazionale, che ieri ha esaminato il caso per oltre 5 ore senza giungere a una conclusione forse grazie anche alla difesa della delegazione Usa. «Mi assumo ogni responsabilità per quanto è accaduto - ha aggiunto Wolfowitz - e accetterò qualsiasi rimedio proposto dal board della Banca». Comprese, evidentemente, le dimissioni.
Due anni fa, arrivando alla Banca mondiale in un nugolo di polemiche dal Dipartimento di Stato americano (dove era il numero due, con una fama ben consolidata di «falco» e di suggeritore dell'attacco militare all'Irak ), Wolfowitz si rese conto di dover affrontare subito una delicata questione privata: non poteva tenere alle sue dipendenze Shaha Riza, un funzionario della banca - consulente per la comunicazione nel dipartimento per il Medio Oriente - alla quale è legato sentimentalmente. La soluzione fu un trasferimento temporaneo della signora al Dipartimento di Stato, con relativa promozione e ricco aumento di stipendio (da 132mila dollari annui a 193mila, sempre esentasse). Una soluzione che ha fatto infuriare lo staff della Banca mondiale. Il Financial Times ha rivelato ieri in prima pagina che Wolfowitz scrisse personalmente un memorandum al capo delle risorse umane della Banca, sollecitando non solo il trasferimento ma anche la promozione e l'aumento di stipendio.
Ad essere sotto accusa è anche la gestione della Banca. Settimana dopo settimana, sono emerse sui giornali non solo la pericolosa love story del presidente, ma anche la diffusione di minute di discussioni delicate sulla Cina. E soprattutto sono state sollevate critiche su presunti favoritismi «politici» nelle decisioni dell'istituzione che, ogni anno, fornisce prestiti per 20 miliardi di dollari ai Paesi in via di sviluppo per progetti economici e sociali. Ad esempio, l'incremento delle operazioni della Banca in Irak. «A chi mi accusa, associando i miei comportamenti al precedente incarico al Dipartimento di Stato, rispondo che ora ho un lavoro diverso, non sono alle dipendenze del governo americano, ma di un'istituzione con 185 Paesi azionisti», ha replicato Wolfowitz.
L'incarico scade formalmente nel 2010, ma nessuno pensa che il presidente della Banca mondiale possa continuare così a lungo. Nata male, in mezzo a feroci polemiche per l'incarico in una istituzione tradizionalmente terzomondista dato da George W. Bush all'architetto della guerra in Irak, la presidenza Wolfowitz sta finendo peggio. La famosa foto che ritrae il capo della World Bank scalzo e coi calzini bucati all'ingresso nella moschea di Selimiye, in Turchia, appare oggi emblematica di un potente a cui molti vogliono «fare le scarpe».