«Loyos mentì per coprire gli stupratori»

Alexandru Loyos Isztoika non è più uno stupratore ma un calunniatore che avrebbe spontaneamente accusato se stesso della violenza della Caffarella, tirando in ballo anche l’amico Karl Racz, sapendo che poi sarebbe stato scagionato dal test del Dna. E così facendo avrebbe aiutato i colpevoli della violenza a sfuggire agli investigatori. Con questo ragionamento, che ha portato il pm Vincenzo Barba a firmare - contestualmente all’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare deciso martedì dal tribunale del Riesame - un fermo nei confronti di Loyos per calunnia aggravata, autocalunnia e favoreggiamento, i magistrati non ritengono di aver sconfessato l’impostazione accusatoria.
Il lavoro svolto finora rimane valido, la decisione del Riesame era nel conto. E per far fronte alla scarcerazione era pronta una strategia di ripiego. Perché i magistrati continuano nonostante tutto a credere che il «biondino» fosse alla Caffarella il giorno di San Valentino. E non potevano permettersi di farlo uscire dal carcere prima di riuscire a chiudere il cerchio di quest’inchiesta sempre più complessa (Racz sarebbe comunque rimasto dentro perché detenuto per la violenza di Primavalle, ndr). Il pm ritiene fondato il pericolo di fuga: Loyos era pronto a lasciare l’Italia, come risulta da alcune conversazioni captate sull’utenza intestata al padre. Appena uscito dal carcere sarebbe stato accompagnato da un familiare alla stazione Tiburtina per prendere un pullman diretto in Romania.
Il fatto che il romeno venga considerato un calunniatore non esclude, per la Procura, che possa essere un complice degli autori della violenza, o un favoreggiatore, nè che possa aver assistito allo stupro. Potrebbe essere stato indotto a calunniare se stesso e l’amico per coprire i veri colpevoli. Chi indaga spera che Loyos, durante l’udienza di convalida, probabilmente domani, vedendo che l’uscita dal carcere si allontana, si decida a parlare e a spiegare l’atteggiamento tenuto finora. Il fermo del «biondino» si basa sulla chiamata in correità di Racz e sulle accuse rivolte ai poliziotti romeni, che lo avrebbero costretto a confessare a suon di botte, imbeccandolo a dovere sulle modalità della violenza. Ma la Procura non ha trovato alcun riscontro a queste accuse. «Nessun condizionamento risulta essere intervenuto nella formazione della calunnia», scrive il pm nel provvedimento. L’inchiesta, dunque, si sdoppia. I due procedimenti, quello per la calunnia e quello per lo stupro, viaggeranno parallelamente. Le indagini continuano in Romania e i fidanzato dovranno tornare alla Caffarella per un sopralluogo.