Luca Carboni: «Il mio pop ispirato da Camus»

da Milano

Bentornato Luca Carboni, non registrava un nuovo disco da cinque anni.
«Ma questo cd per me è comunque una novità: l’ho prodotto per intero e ho suonato quasi tutti gli strumenti. Non volevo farlo, ma a un certo punto mi è venuta l’idea e l’ho realizzata».
Anche per questo si intitola ... Le band si sciolgono? È un inno alla solitudine artistica?
«No, solo il segno della mia crescita. Un’evoluzione, niente di più, nessuna allusione particolare».
In effetti c’è una luce nuova negli occhi di Luca Carboni, quello che ci vuole un fisico bestiale, quello di Mare mare e di tutti i ritornelli che, volenti o nolenti, tutti hanno canticchiato almeno una volta. Qui in un albergo milanese, davanti a una fetta di torta, lui semplicemente spiega che «mi è venuta l’ispirazione e ho iniziato a scrivere», senza aggiungere che la nuova musica è più profonda, forse più malinconica (e infatti il primo singolo si intitola Malinconia).
Però ora non dica che è entrato nella maturità.
«Non so, è cambiata la mia vita, che è normale e felice. Ho registrato il cd nel mio piccolo studio in centro a Bologna, ma appena posso fuggo all’Isola d’Elba, ho bisogno del mare, della quiete».
Appunto, c’è qualcosa di letterario nel nuovo Carboni.
«Ma le canzoni sono solo frutto della mia sensibilità com’è oggi. Diciamo che mi è tornato in mente il libro di Albert Camus, La morte felice».
Nientemeno.
«L’avevo letto vent’anni fa ma adesso mi ritrovo perfettamente in quelle pagine, nella necessità di esser felice e nell’impegno che bisogna mettere per diventare padroni del nostro tempo».