Di Luca e gli esami troppo puliti: arriva la settimana della verità

Doping, sfilata di ciclisti in Procura: giovedì tocca al vincitore del Giro Continua il mistero sul caso Piepoli

Settimana di sfilate a Roma per il ciclismo italiano. Petacchi lunedì, poi Mazzoleni e Marzoli mercoledì, infine Quagliarello e Di Luca giovedì. Settimana fitta di impegni e di super lavoro per il capo della Procura del Coni Ettore Torri, che avrà il compito di fare chiarezza nell’immenso bailamme in cui si trova il ciclismo.

Lunedì sarà ascoltato Alessandro Petacchi, il più forte velocista del mondo, al momento non sospeso dal team Milram che applicherà il Codice Etico solo e soltanto se la Procura deciderà di deferire l’atleta spezzino alla Disciplinare. L'Ufficio di Procura Antidoping del Coni ha convocato il velocista azzurro, 19 vittorie in questa stagione (15 corse più quattro circuiti) «in relazione - si legge nella nota del Coni - alla positività riscontrata al Giro d'Italia 2007 il 23 maggio a Pinerolo (11° tappa). All'atleta, che sarà sentito presso gli uffici della Procura allo Stadio Olimpico di Roma (curva Sud), è stata contestata la violazione dell'articolo 2.1 del Codice Wada (presenza di sostanza proibita nei campioni biologici prelevati all'atleta) recepito nelle Norme Sportive Antidoping del Coni- Nado».

Il valore del salbutamolo - per lui è di 1.320 nanogrammi/millilitro - è eccessivamente alto, il massimo consentito, previa prescrizione medica (il corridore ha il certificato in quanto soffre da tempo di asma sotto sforzo, ndr), è di 1000. Il campione azzurro dovrà dimostrare lunedì prossimo, con il suo avvocato e il perito di parte, che l’assunzione per valori così elevati è giustificato da ragioni terapeutiche. Oltre a Petacchi, l’Ufficio di Procura Antidoping del Coni ha convocato Ruggero Marzoli ed Eddy Mazzoleni (mercoledì 4 luglio, alle ore 10.00 e alle 15.00), mentre il giorno dopo saranno sentiti Quagliarello (ore 10.00) e Danilo Di Luca (12.00) tutti in relazione all’inchiesta penale denominata «Oil for Drug», quella che vede come figura centrale il medico di Ceppagatti (Pescara) Carlo Santuccione. In questa occasione, Mazzoleni e Di Luca, dovranno anche dare spiegazioni sui test effettuati a sorpresa dopo la tappa dello Zoncolan del Giro e disposti dal Coni. Esami troppo belli per essere veri, con un profilo ormonale di un bimbo di 6 anni. Probabile che venga chiesto a loro di sottoporsi a degli accertamenti con degli specialisti endocrinologi. È di ieri la risposta dell’Uci a Petrucci, il quale nella lettera di una settimana fa, aveva chiesto i profili ormonali dei quattro corridori. La risposta è arrivata: no, perché priva di autorizzazione dei diretti interessati, cosa questa in netto contrasto con i codici Wada, che dicono chiaramente che lo scambio deve essere automatico. Dopo Di Luca e Mazzoleni saranno chiamati Riccò e Simoni, anche loro alle prese con la questa «pipì degli angeli».

Un discorso a parte merita la posizione di Leonardo Piepoli, considerato anche lui come Petacchi «positivo» al salbutamolo dall’Uci, solo che la Federazione Internazionale ha trasmesso la documentazione del 36 enne corridore pugliese, svizzero di nascita e residente a Montecarlo, alla federazione Spagnola, che in questo ultimo periodo si è distinta per immobilismo (per l’Operacion Puerto, non ha mosso un solo dito). «Noi non sappiamo ancora nulla – fa sapere la Saunier Duval», la formazione di Piepoli. L’errore dell’Uci o la svista, non è affatto piaciuta al Coni, che sente di avere tutti i diritti di giudicare un’atleta italiano per almeno tre motivi: Piepoli fa parte dell’«Rpt» (Register Testing Pool), il gruppo di atleti di vertice indicato da ogni nazione. Il secondo: la legge 91 del 1981 in base alla quale il ciclista è un professionista italiano. Il terzo: il decreto legislativo numero 15 del 2004 che indica il Coni come unico ente pubblico autorizzato alla prevenzione e alla repressione del doping. In poche parole, Petacchi, perché italiano, rischia due anni di squalifica; Piepoli, perché tesserato in Spagna, potrebbe alla fine farla franca. Non male, no?