Di Luca, un Giro d’astuzia rincorso per una vita

Una corsa dominata dalla cronosquadre a Briançon Schleck, Riccò e Nibali il futuro. Simoni e Cunego i grandi battuti. Resta l’incognita Procura antidoping

da Milano

Sapessi com'è strano portare la maglia rosa in Giro per Milano. Danilo Di Luca l'ha sognato per anni, sin dal suo primo giorno in bicicletta, quando ancora stava in seconda elementare e studiava per diventare grafico pubblicitario. Aveva otto anni e dopo le prime vittorie cercava già d'immaginare proprio un giorno come questo: lui sul palco, la folla ai suoi piedi, e non capirci più niente. Per il clamore, per il baccano, per il fracasso. Ma soprattutto per le emozioni: quelle, anche ad immaginarle per un'intera carriera, mai avrebbe pensato fossero così.
È un vincitore autorevole, Di Luca (voto 9). Anche se vince senza stravincere. Vince più d'astuzia che di forza bruta, il che nello sport è sempre impresa ragguardevole. Sul suo album dei ricordi, quando in vecchiaia lo riaprirà davanti ai nipoti, nonno Di Luca ritroverà immagini indelebili. Le più belle, per sé, restano due: la cronosquadre d'apertura, dove immediatamente tramortisce Simoni, e l'arrivo di Briançon, dove vince domando avversari e Colle dell'Agnello.
Nelle altre pagine dell'album, sarà bello e malinconico ritrovare anche le immagini dei battuti, che nelle grandi storie dello sport sono fondamentali quanto chi li batte. Balzeranno subito all'occhio i ragazzini di questo Giro, guidati dal prodigio lussemburghese Schleck: arrivato in Italia per studiare la materia, prende subito interesse, dimostrando grande dimestichezza (voto al suo esordio: 9). Un gradino sotto, un passo indietro, sembrano ancora i baby del nostro asilo, quel Riccò comunque bravissimo sulle Tre Cime di Lavaredo (il voto è solo 7, perché impresa realizzata quando è già fuori di classifica e grazie alla gentile concessione del gregario Piepoli), nonché il siculo Nibali, che appare più completo (per lui solo voto 6, ma ha l'attenuante del gregariato a Di Luca).
Gli altri ricordi porteranno il nome di Noè, di Piepoli, di Pinotti, i volti oscuri che un giorno escono dalla zona d'ombra per ritrovarsi sotto le luci, al centro del palcoscenico, dove recitano la propria parte semplice e dignitosa, prima di rientrare senza drammi al posto che loro compete (voto 8 a tutti).
Ci sarà qualche pagina, sfogliando l'album, riservata a Simoni (voto 6) e a Cunego (voto 5), le vere delusioni del Giro: combattono, come no, fanno fatica come e anzi più dello stesso Di Luca, ma con risultati inadeguati alle attese. Certo Simoni può consolarsi con l'icona dello Zoncolan, però è una consolazione che deve dividere cinquanta e cinquanta con Piepoli, gregario, ente di beneficenza.
Un posto anche a Paolo Bettini (voto 7), il campione del mondo che cerca una vittoria in tutti i modi, trovando però solo disgrazie. Una sera, al Mugello, cade persino dal marciapiede, mentre passeggia con la sua bambina: da solo, senza bici, facendosi un male boia alla caviglia e al ginocchio. Per trovare motivi di conforto, Bettini può solo guardare le immagini di Petacchi (voto 8), che proprio in questo Giro trova l'uscita dal tunnel nero imboccato nel Giro di un anno fa: cinque vittorie dopo la frattura alla rotula. Mai disperare, nella vita. Lo sa persino Oscar Gatto (voto 6 per misericordia), ultimissimo della classifica, ultimo dei Malabrocca. Per lui, un'altra certezza: può solo migliorare.
Lasciamo a Di Luca il suo album carico di ricordi. Scambiamoci un simpatico arrivederci a Palermo, dove il prossimo Giro ha deciso di partire, vagando per isole. Ma attenzione: ancora un attimo di calma, prima di considerare chiuso il Giro 2007. Come ci hanno insegnato le ultime grandi corse a tappe, ormai il finale è sempre aperto. A qualunque sorpresa. Il ciclismo è lo sport dove il dopocorsa riesce ad essere persino più eccitante della corsa. Orecchie tese e occhi aperti. Titoli di coda. Parola all'antidoping.