Di Luca: "Il mio doping? Mettere la maglia rosa"

Il Coni ha assolto l'ultimo vincitore del Giro accusato di avere valori anomali. "Non mi sono mai arreso,dimostrerò che sono ancora il più forte"

«In pratica oggi ho vinto il Giro d’Italia: non quello di quest’anno, ma quello di un anno fa». Danilo Di Luca è l’immagine della felicità, dopo mesi di tormenti e pensieri lenti. Assolto. Assolto dall’accusa di aver fatto uso di doping, d’aver barato, di aver usato “mascheranti”, prodotti in grado di nascondere prodotti vietati. Assolto dopo mesi di battaglie legali e perizie di laboratorio infinite. Di Luca torna a sorridere e tira un sospiro di sollievo.

«Giustizia è fatta. Sapevo di avere la coscienza a posto e questa assoluzione mi ripaga di un periodo troppo lungo di sofferenze – racconta l’ultima maglia rosa -. Si chiude una parentesi nera, che ha avuto però una parentesi un po’ troppo lunga. Questa mattina (ieri, ndr) ero un po’ teso, smanioso di sapere. Poi la notizia è arrivata come una liberazione. In questi mesi mi sono allenato come sempre, non mi sono perso d’animo, non mi sono mai fatto sopraffare dallo sconforto: io sono un combattivo. Testa bassa e pedalare è sempre stato il mio motto. Il Gui mi ha in pratica ridato ufficialmente il Giro vinto un anno fa, adesso voglio vincere anche quello che partirà il prossimo 10 maggio da Palermo, per dimostrare a tutti che sono il più forte».

Danilo Di Luca era stato deferito dopo che gli erano stati riscontrati valori ormonali anomali (la sua urina era stata ritenuta troppo pulita per essere considerata attendibile, ndr) in seguito ad un controllo a sorpresa al termine della tappa dello Zoncolan dell'ultimo Giro d'Italia. Il Gui ha ritenuto che l'ipotesi accusatoria non abbia raggiunto il grado di probabilità richiesta dall'articolo 3.1 della Wada.
«Secondo noi non c'erano nemmeno le condizioni per arrivare al deferimento», ha replicato l'avvocato Federico Cecconi, legale del campione abruzzese che da quest’anno difende i colori della Lpr. «Questa assoluzione non significa però che ora debba essere delegittimato l'operato della Procura antidoping», ha prontamente precisato il legale.

La camera di consiglio del Gui era iniziata ieri attorno alle 12.30. La Procura antidoping aveva chiesto due anni di squalifica, mentre la difesa l’assoluzione. C’è stato un duello molto serrato tra accusa, difesa, periti “super-partes” nominati dal Gui e periti della difesa: al centro della discussione l’eventuale diluizione delle urine e il tempo necessario per sottoporsi ad una eventuale pratica illecita. Nella loro relazione, i periti del Gui avevano escluso il ricorso ad una infusione di plasma e a un suo effetto «mascherante» per coprire l’assunzione di ormoni.

«Spero che il ciclismo esca definitivamente dai laboratori, e torni a far parlare di sé solo per quello che noi corridori siamo capaci di fare – auspica Di Luca -. Domenica torno a correre in Trentino: prima il Giro d’Oro, poi il Giro del Trentino, infine darò l’assalto al mio secondo Giro d’Italia consecutivo. Per confermarmi il più forte di tutti: anche dei dubbi».