È Di Luca il primo re del Giro Simoni-Riccò, lite in famiglia

Il leader: «Voglio vincere il Giro, per cui adesso devo sparire e aspettare le salite sulle Alpi»

nostro inviato

a Montevergine

di Mercogliano
Una nuova: Di Luca in rosa. La tarantella di casa Liquigas riporta la maglia confetto sulle spalle del capitano, che l’altro giorno l’aveva lasciata a Gasparotto, che il giorno prima l’aveva lasciata a lui, che il giorno prima aveva bestemmiato come un turco perché proprio Gasparotto gliel’aveva scippata. Se non altro, questa è l’ultima volta che ci tocca riavvolgere la demenziale moviola: il santuario di Montevergine, dove i penitenti del ciclismo arrivano in espiazione, mette fine ai cattivi pensieri. Danilo Di Luca torna a lucidare l’ex-voto che qui aveva lasciato nel 2001, dopo la vittoria nella tappa d’allora. Forte, fortissimo lui. Ma forte, fortissima anche la sua squadra, che con il baby Nibali e il collaudato Pellizotti impone il ritmo sulla lunga salita. Lo sprint, una formalità prevista: Di Luca domina, Riccò contrasta, Cunego resiste. Gli altri, a seguire. Paga ancora Simoni (altri 35”, se si conta anche l’abbuono del vincitore), pagano troppo Popovych e Savoldelli. Per essere solo un antipasto, ha già sballato il diabete a tanta brava gente.
Di Luca a parte, scontato come tutti i dominatori (su di lui pende un solo interrogativo: non è che sta spendendo troppo e subito?), il lato veramente interessante della giornata è un altro. Tre anni dopo, il Giro ripropone la popolare fiction pomeridiana che si ispira a dispetti e ripicche di Casa Vianello: dopo Casa Cunego, che nel 2004 tenne inchiodato il pubblico davanti al burrascoso matrimonio tra Simoni e il giovane consorte, si ricomincia con Casa Riccò. Il cast conferma il vecchio Simoni nel collaudato ruolo di capofamiglia, mentre cambia il volto del giovane coniuge: stavolta tocca a Riccardo Riccò. Per la verità, gli sceneggiatori dimostrano una certa stanchezza: il copione ricalca perfettamente quello della vecchia storia, con l’anziano padrone di casa che crede di comandare, che vuole imporre la sua autorità e il suo carisma, trovando però l’altra metà sempre pronta a rintuzzarlo e a fargli saltare i nervi.
L’unica vera novità dell’edizione 2007 riguarda proprio le differenze tra Riccò e Cunego: se quest’ultimo, nel 2004, faceva la gattamorta tra le mura domestiche e poi colpiva una volta fuori di casa, Riccò recita una parte molto più vivace e spregiudicata, dentro e fuori casa.
Tanto per cominciare, a capotavola si siede sempre lui. Tutti gli altri membri della numerosa famiglia nemmeno si sognano di occupargli il posto. Tanto meno Simoni. Non solo. Nessuno osa alzarsi finché Riccò non si alza. Ad un marziano che calasse improvvisamente dall’astronave, la situazione domestica apparirebbe chiarissima: a portare i pantaloni, direbbe il candido, è Riccò.
Ovviamente, in pubblico la strana coppia cerca di rispettare forme e decoro. Il vecchio patriarca finge di contare ciecamente sul sostegno del coniuge, quest’ultimo a sua volta giura eterna fedeltà finché morte non li separi. Ma una volta rinchiusi nel tinello, non se le mandano a dire. È di qualche sera fa un simpatico battibecco, con il diesse Pietro Algeri nella parte della suocera che cerca (invano) di mettere pace. Ai mugugni di Simoni, che esige rispetto e intende ripristinare le gerarchie matrimoniali, Riccò risponde senza giri di parole: «Caro Gibo, di cosa ti preoccupi: se sei più forte mi stacchi in salita e io mi metto al tuo servizio. Prima, però, dimostra di poter comandare».
Come spiega chiaramente la prima montagna, Riccò non ha alcuna intenzione di fare la sguattera. Difatti si prende le sue belle libertà e va subito al gran ballo della maglia rosa. L’altro, il padrone di casa, arranca dietro, abbozzando un formalissimo spirito di sopportazione. Finge di non dare peso. In fondo, lascia intendere, non era una fuga: era solo una scappatella. Ma gli amanti del genere hanno già intuito la trama. Vietato perdersi una puntata: siamo solo all’inizio, ma in Casa Riccò stanno già volando i piatti.