Di Luca signore del Giro d’Italia «Ma sogno di fare l’architetto»

«Baglioni lo è diventato a 51 anni, perché non potrei riuscirci io? Vorrei conoscere Valentino, il più grande»

da Milano

Perfezionista, pignolo, attento al particulare come pochi. «Sono anche un po’ cagarello, dalle mie parti si dice così...». Tradotto? «Se mi piace qualcosa, voglio averla subito».
Il Giro lo voleva da tempo, ma alla fine ha dovuto aspettare un po’. «E per un po’ di anni sono stato appunto cagarello...».
Oggi è il Killer, per via di quella freddezza che lo porta a mirare l’obiettivo come pochi e raramente a sbagliare il bersaglio. Ma per anni è stato «Di Caprio», per quel suo faccino da sciupafemmine, tanto che per anni è stato il suo nick-name.
Ha un diploma nel cassetto da grafico pubblicitario, ma ha in mente di iscriversi un giorno alla facoltà di architettura, la sua vera passione. «Se Claudio Baglioni è diventato architetto a 51 anni, perché mai non dovrei diventarlo io?».
Intanto si è disegnato la casa, l’ha progettata da cima a fondo con il fratello Massimo, ispirandosi «a Richard Meyer, che è il mio architetto preferito - spiega -. Mi piace molto anche Frank Lloyd Wright, quello del Museo Guggenheim e della casa sulla cascata».
Danilo è salito in bici per la prima volta nel 1984, all’età di 8 anni, per emulare il fratello Aldo. «Avevo la maglia a strisce bianche e arancioni della Spiga Aurea e una bici Marano, che mio padre mi aveva dipinto di color oro. Prima gara nella categoria G2, a Picciano, e prima vittoria. Il mio primo avversario si chiamava Simone Narcisi, fino alla categoria esordienti erano battaglie terribili».
È rimasto folgorato dal pontificato di Papa Giovanni Paolo II: «Un grandissimo uomo, che ha saputo parlare al cuore della gente». Spera di conoscere quanto prima Valentino Rossi: «Lo sportivo più grande che ci sia oggi». È goloso di rigatoni con gli scampi: «Ne vado pazzo». Non si stanca mai di ascoltare le canzoni di Sting: «Adoro la sua musica, adoro la musica in genere. Suono la batteria e ho inciso un disco con i piloti Trulli e Zanardi, il pallavolista Cisolla e il rugbista Dallan. Una canzone dal titolo Apri il cielo che c’è in me, dedicata a Marco Pantani, incisa per fare della beneficenza». E dice: «Godo come pochi per lo scudetto dell’Inter. Sogno una finale di Champions con il Milan: il risultato è scontato. Poi sogno un altro Giro e con un’altra rosa, una Porsche».