LUCA TONI Crossate pure, il perticone adora le sfide in quota 7

Un gol nell’ultimo allenamento di ieri mattina a Meiderich è il viatico che lo accompagna verso la prima e ultima (per questioni anagrafiche) finale di coppa del mondo della sua carriera. I gol, per gli attaccanti, sono come gli applausi del pubblico per i teatranti: una specie di doping autorizzato. Contro la Germania finì contro due armadioni, Metzelder una delle ante, Mertesacker l’altra, che gli tolsero spazio vitale anche in quota e possibilità di girarsi per far salire la squadra. Cambiò volto, l’Italia in semifinale, con l’arrivo dalla panchina di Gilardino, sbattuto, tanto per cambiare, contro un palo. Può ripetersi la scena, a Berlino. Perché Thuram e Gallas sono tipi bruschi e risoluti, non concedono molti vantaggi e in particolare se c’è da lottare in quota, riescono a competere anche con un perticone come il nostro. Da solo, col sostegno dei quattro alle spalle, è fondamentale raccogliere, lungo la strada della sfida, la collaborazione e il sostegno di Grosso e Zambrotta che sono specialisti nei cross. Solo così Toni può marcare la sua caratteristica principale. Dietro Toni e Gilardino, nonostante la scarsa fiducia raccolta, non dispera Pippo Inzaghi. Perché in certe partite, l’uomo del destino può arrivare anche da dietro le quinte.