Di Luca vede una nube grigia sul giorno rosa

Oggi la crono decisiva: deve difendersi da Schleck e dal procuratore antidoping Torri Le intercettazioni di Mazzoleni rischiano di metterlo nei guai

nostro inviato

a Terme di Comano
È un clima surreale. Sembra di ricominciare sempre da capo. No, neppure questo Giro riuscirà ad uscire indenne dal tritacarne delle inchieste antidoping. A poche ore dal termine, un’ombra cupa e sinistra incombe sulla maglia rosa. Anche su questa maglia rosa. Come sull’ultima. Dopo Ivan Basso, tocca a Danilo Di Luca.
La nube viene direttamente dal giornale che organizza la corsa: La Gazzetta dello sport. È proprio sulle pagine rosa che Di Luca apprende giorno dopo giorno d’essere nel mirino: quanto prima, si legge, il procuratore antidoping Ettore Torri gli chiederà conto del suo coinvolgimento nell’inchiesta «Oil for Drug», la stessa che vede inguaiato Eddy Mazzoleni.
La vicenda risale al 2004. Per chi non abbia voglia e tempo di leggersi tutta la ricostruzione: in un’intercettazione telefonica, Mazzoleni parla espressamente di Epo col medico-preparatore Carlo Santuccione (preparatore suo e del capitano Di Luca). Oltre a chiederne di nuova, Mazzoleni parla di un grosso consumo e di un certo Danilo. E ci siamo. Danilo chi? Di Luca si chiama Danilo. Di Luca in quel periodo è compagno e capitano di Mazzoleni. Però attenzione: Danilo potrebbe essere anche un compagno di merende dello stesso Mazzoleni, un suo cugino, un suo meccanico, un chiunque. Diciamo che su Mazzoleni ci sono certezze, mentre su Danilo soltanto un’ipotesi (peraltro avanzata dagli stessi investigatori). Ovviamente, è tutto da approfondire. La cosa davvero strana è che la giustizia sportiva si muova solo ora, tre anni dopo. Come noto, la Procura antidoping del Coni non deve necessariamente aspettare la chiusura dell’inchiesta penale (i cui tempi, in Italia, ben conosciamo) per mettersi in moto. Il procuratore Torri ha qualche attenuante: ha ricevuto il fascicolo con le intercettazioni solo da poco tempo. Lo sta studiando. Gli va concesso un minimo di tempo: sono 14mila pagine. Tuttavia, come rivela la Gazzetta, Di Luca è già in lista. Sarà chiamato a rispondere di quel Danilo citato da Mazzoleni. Così come lo stesso Mazzoleni sarà caldamente invitato ad aggiungere un cognome e un volto, al fatidico nome. Quando avverrà l’incontro ravvicinato del terzo tipo? Presto, prestissimo. Subito dopo il Giro.
È con la morte nel cuore che ci si ritrova a razzolare in queste vicende. Ma questi sono i tempi. Purtroppo, tutto può succedere. Di Luca vince il Giro, Di Luca viene interrogato. E se Di Luca viene deferito? E se Di Luca viene squalificato? È chiaramente l’ipotesi più sinistra. Ma non è per niente farlocca. Avremmo così l’ennesima corsa a tappe, dopo la Vuelta 2005, dopo l’ultimo Giro, dopo l’ultimo Tour, nella melma.
Al momento, Di Luca vuole allontanare gli spettri dal suo sogno rosa. «Sono tranquillo. È una cosa vecchia e chiarita, il mio avvocato ha già chiesto l’archiviazione». Tutto vero, ma anche tutto inutile: il difensore di fiducia può certo chiedere l’archiviazione, ma non è scontato ottenerla. E comunque: anche se l’inchiesta penale finisce nel nulla, quella sportiva può tranquillamente continuare e finire in tutt’altro modo.
In ogni caso, Di Luca si mette a disposizione: «Se Torri vuole fare il suo lavoro, lo faccia. Io mi sto godendo queste giornate magnifiche, questa storia non me le rovinerà».
C’è dell’altro, però. Qualcosa che effettivamente riesce a stizzire l’imperturbabile maglia rosa: la sera dopo lo Zoncolan, uomini inviati dal procuratore Coni hanno imposto controlli a sorpresa proprio su Di Luca, su Mazzoleni, su Simoni e su Riccò. Commento: «Non ho nulla da nascondere, sono a disposizione. Avrei qualcosa da ridire sugli orari: dopo uno Zoncolan, ho finito col cenare alle dieci e mezza. Non credo userebbero gli stessi metodi con i nostri amici del calcio...».
Gli va concesso, almeno questo. Anche se non sposta di un millimetro la nube che incombe sul suo Giro. Oggi la cronometro gli consegnerà l’ultima maglia rosa: l’augurio, la speranza, è che nessuno riesca a rovinargli la festa. Né Schleck, né il procuratore Torri.