Lucarelli: «Coliandro? Ispettore ignorante imbranato e razzista»

Il popolare scrittore spiega chi è il protagonista dei suoi gialli che vedremo su Raidue da giovedì con il volto di Giampaolo Morelli

Paola Manciagli

da Milano

«Giacca di pelle e Rayban sul naso, è convinto di sembrare Clint Eastwood ne L’ispettore Callaghan.
Invece colleziona figuracce, è ignorante, un po’ razzista e spara parolacce di continuo». Carlo Lucarelli racconta l’ispettore Coliandro, il protagonista dei suoi primi romanzi che da giovedì vedremo su Raidue, in un’omonima fiction. «Quando l’ho ideato, volevo che Coliandro fosse cattivo, un personaggio che raccogliesse in sé tutti i difetti che possono esserci in un poliziotto italiano, un prepotente che fa abuso di potere. Però, scrivendo sono venuti a galla anche i suoi pregi: è una persona onesta che si batte per la giustizia e va sempre fino in fondo ai suoi casi, e poi è un eterno perdente. Insomma, alla fine, risulta simpatico».
L’ispettore Coliandro di una fiction diversa dagli altri polizieschi tv.
«Si tratta di una novità proprio a cominciare proprio dal protagonista, un antieroe spigoloso e contraddittorio, l’opposto di quei grandissimi personaggi come Montalbano, a cui tutti, anche io, vorremmo somigliare. E così gli altri detective non sono veri protagonisti di noir: in Distretto di polizia Tirabassi e gli altri riescono drammatici anche quando vogliono essere ironici, e Gigi Proietti nel Maresciallo Rocca segue casi molto semplici, a catturare il pubblico sono le sue storie personali, gli amori. I quattro episodi di Coliandro invece sono gialli al cento per cento, tutto il resto è cornice.
Anche le donne?
«Nei miei romanzi l’ispettore aveva una spalla femminile fissa, Nikita. Doveva essere Nicole Grimaudo ma lei, dopo avere girato il primo episodio, lasciò la produzione. Così con i registi, i Manetti Bros, abbiamo pensato di mettere una donna diversa per ogni caso. Coliandro tenta di sedurle tutte, fa lo sbruffone convinto di averle in pugno; invece alla fine s’innamora sul serio, mentre loro puntualmente lo respingono, magari con frasi di circostanza tipo “Sei un bravo ragazzo,ma...”. Il mio protagonista resta scornato, solo, ed emerge anche la sua grande fragilità».
Questi episodi sono pronti da un paio d’anni, ma la Rai ha procrastinato di continuo la messa in onda. E ora li sta facendo uscire in «bassa» stagione.
«Coliandro è sempre stato ritenuto un progetto strano e a rischio proprio perché diverso dagli altri, per cui ci hanno pensato tanto prima di prendersi la responsabilità di metterlo fuori. Qualcuno ha scritto che siamo stati censurati, ma questo non è vero. Insieme con la produzione abbiamo dovuto lottare un po’ per non farci “normalizzare” dagli standard televisivi che avrebbero voluto il detective un po’ più eroe e meno politicamente scorretto: insomma meno parolacce, meno morti, più sentimento e storie meno problematiche. Abbiamo resistito e siamo arrivati a un compromesso accettabile. Più che di censura, parlerei di “timidezza” da parte delle aziende tv».
Ha seguito le riprese sul set. Che cosa ne pensa del protagonista, il napoletano Giampaolo Morelli che ha interpretato il poliziotto «cattivo» anche nell’ultimo serie di Distretto?
«Appena l’ho visto ho capito subito che avrebbe indovinato il personaggio e così è stato. Ha colto le sfaccettature e poi ha la faccia di quello che viene immancabilmente colto in fallo».
Presto andrà in onda anche Crimini, otto film tv tratti da racconti noir, di cui uno suo. Il noir è un genere che finalmente si sta imponendo?
«Ci prova e io spero che ci riesca. Ma perché s’imponga sul serio non bisogna contaminarlo col melodramma. È una regola della letteratura, ma vale anche in tv».
Nel 2000 lei aveva lavorato a una fiction anche per Mediaset.
«Si chiama Lupo Mannaro, il protagonista è un altro mio personaggio, il commissario Romeo, gli attori sono Gigio Alberti e Maya Sansa. È pronta, ma non va in onda credo per quella timidezza di cui ho parlato. Magari, se Coliandro farà successo, “riemergerà” anche lei».