Lucarelli, il compagno bomber che rivuole indietro un milione

È sempre andato dove lo portava il cuore Cristiano Lucarelli, professione bomber e soprattutto di sinistra. E il suo cuore lo ha portato sempre verso Livorno, punto di partenza e di arrivo di ogni cosa della vita. Lui nato, cresciuto e vissuto al quartiere Shangai, che per tutti è un nome e una garanzia. Chissà dunque oggi cosa pensano da quelle parti, dopo che l’idolo delle folle è stato pizzicato dal settimanale l’Espresso - mica un settimanale di quei beceri della destra - nelle pieghe del (quasi) fallimento del Corriere di Livorno, il quotidiano che il bomber regalò alla sua città. «Il giudice civile - si legge - ha disposto il sequestro conservativo dei crediti: circa 200mila euro mai riscossi dall’ultima agenzia di pubblicità, la Pubblistadium, dove tra gli amministratori spunta il nome di Susanna Angioli, moglie del bomber. E Lucarelli, da presidente della Sisto Editore nel 2007, scompare dai soci l’anno successivo e diventa creditore, in veste di finanziatore e proprietario della testata, per 1.131.479 mila euro. Un doppio autogol per chi ha scritto il libro Tenetevi il miliardo». Già.
Cristiano Lucarelli è il calciatore dai piedi buoni e dalla testa fina, e per questo a Livorno è stato a volte santo e a volte peccatore, ma di sicuro un idolo per cui non si ammettono obiezioni. Fin da quando giocava nell’Under 21 ed esultò dopo un gol mostrando una maglietta con l’immagine di Che Guevara. Scandalo - si disse allora - ma per Livorno era solo resistenza.
Così arrivò appunto Tenetevi il miliardo, la cifra a cui il giocatore aveva rinunciato nel 2003 per poter lasciare il Torino in serie A e rivestire amaranto in serie B. Un atto fatto con il cuore, così come con il cuore quattro anni dopo Lucarelli decise di fondare il Corriere di Livorno: era appena diventato peccatore per un pareggio annunciato contro la Reggina, tornò santo in un amen (per così dire, a Livorno). Nel mezzo il rapporto con il suo presidente Aldo Spinelli, una passione focosa con altrettante focose discussioni, ma loro - quelli di Livorno la rossa - poi erano sempre contro tutti. Come quando ad esempio Lucarelli accusò il «Palazzo» di volere la squadra in serie B, salvo il giorno dopo dire «sono stato equivocato». O come quando ancora disse: «L’anno scorso hanno mandato in B tutte le squadre i cui ultrà mostrano l’immagine del Che in curva. Ora tocca a noi». Loro che giocavano male, ma erano Livorno.
Insomma Lucarelli è questo, il bomber rosso che riportò a sue spese cento tifosi fermati a Roma dopo aver messo a soqquadro una stazione. E anche quello che diceva: «Non lascerò mai, io non sono un mercenario». Infatti dopo l’ultimo litigio col presidente decise poi di andarsene a giocare in Ucraina, alla Shakhtar Donetsk, e l’amore degli ultrà divenne rabbia. Così quando sei mesi dopo Cristiano si ripresentò a Livorno con la maglia del Parma (aveva già lasciato i minatori dell’est), furono solo fischi. «In fondo mi è andata bene» sorrise Cristiano, che per farsi perdonare in breve appunto con il Corriere: «Voglio aiutare la mia città a passare dalla serie B alla serie A». Aumentando il pluralismo, aggiunse...
Tre anni dopo l’avventura è già finita e in tempi di crisi non è una colpa. Però l’Espresso poi scopre quanto sopra, e il cuore un po’ sanguina. In pratica: tenetevi il miliardo ma ridategli quel milione (e passa), nel 2010 è cambiato tutto. Anche perché quando arrivò a giocare a Livorno affermò che aveva scelto il numero 99 per celebrare l’anno di nascita delle Brigate Autonome Livornesi, i militanti della curva. Oggi invece pare - secondo una recente intervista - che quel 99 sia invece solo l’anno di nascita del figlio. E se poi ancora chiedete a Lucarelli - ora che è passato al Napoli, s’intende - del Corriere di Livorno, lui adesso vi dirà più o meno così: «Ne sono uscito nel 2009, non so bene cosa sia successo. Faccio i miei auguri alla squadra di giornalisti e poligrafici». Perché lui è sempre dalla parte del cuore. Là dove a volte si mette anche il portafoglio.