LUCARELLI, DISCUTIBILE GIALLO IN PILLOLE

Si può «spiegare» il mistero? È opportuno raccontarlo, discettarne a tavolino, trasformarlo in una sorta di filosofia, seppure in pillole? Il curioso paradosso del nuovo programma-sprint (dura cinque minuti) del giallista Carlo Lucarelli (Le chiavi del mistero, lunedì e giovedì su Fox Crime, ore 20,55) sta in questi interrogativi che accompagnano, del resto, ogni tentativo di dare un ordine in qualche modo razionale e codificato a materie fascinose ma sfuggenti quali il mistero, la suspense, il colpo di scena, tutto ciò che concorre alla costruzione di un giallo. Lucarelli è fiducioso nella possibilità di sezionare la struttura stessa di un thrilling facendone spunto per una piccola lezione, anche se il rischio di dare fiato a qualche ovvietà di troppo è (questa sì) palpabile, dietro l'angolo di ogni puntualizzazione. Dire ad esempio che il colpo di scena deve essere «preparato, carico di attese, inatteso» rimanda involontariamente a Catalano, quel personaggio arboriano che amava scandire assunti ovvi come se avesse scoperto l'acqua calda, con enfasi compunta. Così come rimarcare che il mistero deve essere «inquietante e insoluto, ma non insolubile, coinvolgente, toccare le corde più intime del lettore-telespettatore» è un esercizio dialettico che forse intellettualizza senza motivo l'efficacia emotiva propria di ogni giallo che si rispetti. Per fortuna, nel corso di queste veloci lezioni televisive di scomposizione della materia poliziesca, Lucarelli ha la buona idea di affidarsi anche a qualche opportuno aforisma lasciatoci da alcuni grandi autori del ramo, che ci permettono di entrare direttamente e senza fronzoli nella carne viva dell'argomento come fa Hitchcock («La suspense è determinata dal fatto che lo spettatore sa sempre qualcosa in più del protagonista»), Agatha Christie («La vita ha una trama spesso pessima, preferisco di gran lunga i miei romanzi»), fino a ricordare una delle frasi cult del mitico Sherlock Holmes: «Nulla è più ingannevole di un fatto ovvio». I passi più interessanti del programma sono quelli in cui Lucarelli si libera dalla tentazione didascalica a tutti i costi e si affida a qualche aneddoto di vita quotidiana (raccontandoci ad esempio quanto i bambini sappiano creare suspense per catturare l'attenzione dei genitori). Le chiavi del mistero, ambientato in una casa semibuia adatta a far ripercorrere le atmosfere inquietanti proprie di ogni giallo che si rispetti, è stato introdotto da una ironica e pertinente osservazione del conduttore, che ha ricordato come molti gialli non potrebbero mai prendere corpo nella realtà se il protagonista, alle prime avvisaglie di un pericolo, se la desse a gambe levate come gli suggerirebbe il buon senso anziché le esigenze del copione.