Lucarelli: «I misteri italiani non sono così oscuri»

Domenica riparte «Blu notte», il programma di Raitre sui casi irrisolti. Prima puntata su Piazza Fontana

Paolo Scotti

da Roma

Un bambino di dieci anni. Tenuto per mano dalla sorella di sedici, che l’ha portato con sé, guarda fuori dalle vetrate della banca. Non vede l’ora di andarsene di lì. Fuori c’è il Natale, c’è la gente allegra che va in giro a comprare regali, ci sono i genitori che li aspettano dall’altro lato della piazza. Ancora pochi minuti, e finalmente potrà raggiungerli. Ma quel bambino e la sua sorellina non usciranno mai da quella banca. È il 12 dicembre 1969: alle 16.30 una terribile esplosione battezza nel sangue di sedici vittime la strategia della tensione che sconvolgerà gli anni ’70 in Italia.
Innumerevoli sono i resoconti della strage di Piazza Fontana: ma ci sembra che nessuno - al di là di tortuosità investigative, retroscena giudiziari o sospetti di coperture politiche - si sia troppo soffermato sul suo volto umano. Il volto di quelle sedici vittime, appunto. È quanto invece fa Carlo Lucarelli: in La strage di Piazza Fontana (prima puntata della nuova serie di Blu Notte - Misteri Italiani, da domenica alle 21 in onda su Raitre) con quel suo incalzare asciutto, tanto monocorde quanto più ansiogeno, Lucarelli parte proprio da nomi e volti degli innocenti coinvolti. Il pensionato, l’impiegato, la studentessa, il padre di famiglia, il bambino. Una tecnica narrativa semplice come un pugno nello stomaco; e altrettanto efficace. A ben vedere, la ragione stessa del successo che da sei stagioni accompagna il suo programma: il saper raccontare.
«Blu Notte è questo: una narrazione efficace. E io faccio quel che farebbe un romanziere giallo: prendo dei fatti, li metto in fila, li racconto in modo che possano emozionare - spiega il giornalista (assieme a Giuliana Catamo anche autore della serie) -. Quando ogni anno stiliamo la lista dei misteri di cui occuparci, tre sono le cose che mi colpiscono. Il loro numero; che sembra non finire mai. La loro natura “gialla”; che in un romanzo colpirebbe solo la fantasia, mentre nella realtà ha condizionato la vita di un Paese intero. La loro verità; spesso non giudizialmente rinvenuta ma comunque, fra un mare di carte e documenti, intuibile almeno col buonsenso». Non bisogna dimenticare, infatti, che all’efficacia della narrazione Lucarelli aggiunge anche l’interpretazione dei fatti. Che, naturalmente, è tutta sua. «Ma sui nostri misteri, spesso destinati a rimanere senza soluzione, noi non stabiliamo nessuna verità, non scopriamo nulla di nuovo - ribatte lui - Anche se quasi sempre ci accorgiamo che sono meno misteriosi di quanto appaiono. E appunto questo è quanto vogliamo ottenere: che una volta dotato degli stessi elementi investigativi, il pubblico giunga alla stessa verità del buonsenso che abbiamo raggiunto noi».
Fitto di zone oscure l’elenco dei drammi che Blu Notte cercherà d’illuminare nelle puntate successive. Domenica 18, con La scomparsa di Mauro De Mauro: un mistero di Stato, ricostruirà la sparizione del giornalista de l’Ora che, per conto del regista Francesco Rosi, investigava sulle ultime ore di Enrico Mattei, e, secondo recentissime rivelazioni, sarebbe stato per questo fatto rapire su ordine dei mafiosi Riina e Provenzano. Il 25 Oss, Cia, Gladio, i rapporti segreti fra America e Italia cercherà di penetrare nell’intreccio spionistico che avrebbe legato il nostro Paese agli Stati Uniti, dal dopoguerra fino al terrorismo. E proprio agli anni di piombo è dedicato Gli anni ’70, la stagione della violenza che, in onda il 2 ottobre, affronterà una delle stagioni più controverse e luttuose del passato recente, cercando di rispondere alla domanda: di quelle morti e di quei complotti tutto è stato chiarito? Conclusione infine il 9 ottobre con Vita e morte di Pier Paolo Pasolini: argomento del quale il programma s’era già occupato, ma su cui torna alla luce delle recenti rivelazioni sulla morte del poeta.