Lucarelli il Rosso, obiettivo Van Basten

«Voglio il Livorno in Uefa. La Juventus si ferma solo con i cannoni. Ho parlato di politica allo stadio? Forse, ma sempre con allegrìa»

Franco Ordine

Caro Lucarelli, ha letto? Vieri ha tolto il disturbo. Ha fatto bene?
«Scelta azzeccata. Non aveva molto spazio e vuole andare al mondiale. Elementare, direi».
Ma sei mesi fa prometteva sfracelli col Milan...
«Sei mesi fa, quando Bobo firmò, Gilardino era ancora centravanti del Parma e su Inzaghi c’erano voci allarmanti circa il suo recupero».
È partito anche Cassano...
«Alt. Cassano ha fatto bingo: è andato al Real Madrid. Eppoi in un colpo solo ha eliminato i problemi che lui aveva con la Roma e quelli che la Roma aveva con lui. Nodo tagliato, insomma».
Iaquinta, a Udine, è in crisi...
«Dicono che han pagato la partenza anticipata per lo spareggio di coppa Campioni».
Come vede tutta la concorrenza le sta dando una mano per il mondiale...
«Piano. Se lo dicono gli esperti, io son contento. Se lo dovesse pensare Lippi, stappo una bottiglia. Ma anche l’anno scorso, e l’anno prima, nel mio piccolo, non è che avessi fatto male».
Facciamo parlare le cifre, per favore.
«24 gol in 35 partite un anno prima, in serie B 29 reti in 41 presenze, e quest’anno siamo a quota 10 in 12, una saltata per squalifica».
Come dire: anche Cristiano Lucarelli può dire la sua...
«Tra l’altro il ricordo del mio esordio in Nazionale è ancora intatto, per me fu una partita vera anche se leggevo di squadra di scorta. Io in campo sentivo il batticuore, quasi fosse la finale della coppa del mondo».
Donadoni sostiene che arrivando a Livorno ha scoperto un altro Lucarelli, non se l’aspettava così forte...
«È stato lui a cambiarmi. Un giorno mi ha preso da parte e mi ha detto: come fa uno come te, con i tuoi mezzi, a non giocare in una grande squadra? E mi ha spiegato la differenza tra un discreto giocatore e uno forte, molto forte. Il primo - mi disse - fa tre gol e poi per tre partite non tocca palla, ha la pancia piena. Il secondo fa 3 gol in una partita e la volta dopo è ancora più assatanato. Lì è scattata la molla. Mi son detto: se questo che ha giocato con Van Basten e con Savicevic dice così, due sono le cose: o mi prende in giro, o devo dargli retta. E ho deciso di dargli retta».
C’è anche dell’altro?
«A 28 anni sono maturato, ho fatto la scelta giusta di lasciare Torino e venire a Livorno, la mia città, dove avvertivo grandi motivazioni e responsabilità. Poi è intervenuta la sicurezza. Per esempio, a Palermo, ho centrato una traversa calciando dalla bandiera del calcio d’angolo. In altri tempi non avrei provato un colpo così. A 20 anni mi avevano appiccicato l’etichetta della grande promessa, e ogni partita pensavo di dover superare un esame. Quella condizione, invece di spingermi, mi procurava ansia, angoscia, insicurezza».
Adesso anche Spinelli dice che lei è una forza della natura.
«Vuol tirare sul prezzo!».
Ha sentito Toni? Chiede una protezione speciale dagli arbitri...
«A volte io parlo con i calciatori di venti anni fa e mi raccontano storie incredibili, di pomate passate sul viso per provocare arrossamenti agli occhi. Oggi con tutte le telecamere puntate, siamo sempre sotto controllo. Un grande calciatore deve sopportare qualche attenzione in più. Toni ha fatto gol a ritmi stratosferici, se adesso ricorrono alle buone maniere è anche giusto, via».
Vogliamo chiudere il dibattito sulla politica nel calcio, su Di Canio...
«Guardi, dal giorno di Genova, quando parlai di politica e calcio, ho promesso a me stesso che mi sarei astenuto. Da 18 mesi son riuscito a mantener fede all’impegno. Mi piace, in questi giorni, pensare al sogno di un Livorno in coppa Uefa. Io poi anche ai temi politici ho sempre dato un taglio allegro, scanzonato, livornese diciamo».
A proposito di Livorno: dove ha trascorso le vacanze natalizie?
«A casa. Perché?».
Perché sono in molti i suoi colleghi tornati appesantiti dalle partite di calcetto sulla spiaggia di Miami, mentre lei a Genova, contro la Samp, era bello in forma...
«Guardi, da sempre ho avuto una partenza macchinosa, fino a dicembre e poi un girone di ritorno in scioltezza. Merito del mio fisico. Ma glielo garantisco: durante le feste, qualche piatto di pastasciutta me lo son fatto».
Lo sa qual era il premio per il Milan che ha vinto a Livorno?
«Sì, 3 giorni in più di ferie a Natale. Guardi che col Milan non c’è stata storia. Se loro sono distratti, puoi sorprenderli, se sono svegli, impongono la differenza di classe».
Cosa le piacerebbe raggiungere col Livorno?
«Sei punti per dirci fuori dalla retrocessione. E poi magari fare la corsa sulla Fiorentina».
Se l’aspettava un Gilardino così integrato nel Milan?
«In questi casi è fondamentale la fiducia del gruppo. Lui se l’è guadagnata in Nazionale: è arrivato a Milanello che non doveva convincere nessuno».
Con Lippi come va?
«Ci siamo sentiti al telefono una sola volta. Accadde ai tempi della mia uscita dopo Genova: lui mi difese a Coverciano, io lo ringraziai».
Lei che è interista soffre per quel che combina Mancini?
«Guardi che non sono l’Inter o il Milan che vanno male. È la Juve che va al massimo. Per fermarla bisogna sparare con i cannoni».
Ha da fare, Lucarelli, a giugno?
«No. Se mi chiamano, prendo una valigia e parto».
Buon viaggio.