Lucciola guadagna 350mila euro La Finanza le fa pagare le tasse

Parma, la sudamericana affida i soldi alle banche e scattano i controlli fiscali. È la prima volta in Italia

Non si chiama Boccadirosa, ma comunque vende l’amore; e si fa anche pagare bene: più 357mila euro in quattro anni di attività. Esentasse. Ma ora, per la prima volta in Italia, su quei soldi accumulati vendendo il proprio corpo ci dovrà pagare le imposte. Tante. Quasi novantamila euro: questo quanto la Guardia di finanza di Parma ha contestato a una 32enne sudamericana, dal 2004 residente in Italia con regolare permesso di soggiorno, che dal 2004 regolarmente si prostituisce in un appartamento nel centro della città ducale. Ma perché, con le migliaia e migliaia di prostitute che esercitano lungo tutto lo stivale, proprio lei è finita nella rete dell’erario?
L’errore della signorina è stato quello di affidare i suoi risparmi alle banche; se avesse accumulato il contante sotto il materasso, nessuno l’avrebbe mai beccata. Ha preferito invece, da donna moderna, non lasciare immobilizzato il capitale, e affidarlo a un istituto di credito; e questa è stata la sua rovina.
A mettere gli uomini delle Fiamme gialle sulle tracce dei guadagni in nero della donna sono stati infatti, qualche mese fa, i loro colleghi del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma. Il pool di agenti, specializzato nella ricerca di movimenti bancari sospetti (possibili indicatori di crimini come riciclaggio di denaro o frodi), è stato attirato dall’insolita attività del conto corrente della donna, che nel giro di soli quattro anni aveva effettuato 254 movimenti, quasi tutti depositi. Nel 2005 la sudamericana ha versato più di 85mila euro, nel 2006 circa 160mila, l’anno successivo 91mila e «appena» ventimila nei primi mesi del 2008. Tutti versamenti effettuati solo attraverso sportello e sempre in contanti.
Ricevuta la segnalazione dalla capitale, è scattato il blitz degli uomini del colonnello Cristiano Zaccagnini: si sono precipitati in casa della ragazza, che di fronte ai militari ha placidamente ammesso che quella fortuna depositata in un unico conto corrente era il frutto di quattro anni di meretricio. Una volta raccolte le dichiarazioni della signorina i finanzieri hanno verificato la possibilità di sottoporre a tassazione tutti quei soldi. Dopo un’approfondita immersione nel dedalo delle disposizioni tributarie, le fiamme gialle hanno informato la spaurita signorina che «in base all’articolo 5 del Codice civile e al Testo Unico sulle imposte dirette e al comma 34 del Decreto legge Bersani-Visco n.223 del 2006 - che sancisce che la prostituzione è “un atto civilisticamente illecito i cui guadagni sono tassabili quali redditi diversi derivanti da proventi illeciti”, i proventi della prostituzione possono essere sottoposti a tassazione». Insomma, questa volta tocca a Boccadirosa pagare.