Le lucciole si spengono dopo il telegiornale

GenovaSi abbassano le serrande dei negozi e si accendono quelle dei bassi. La città vecchia che continua a «vivere» con il lavoro di Bocca di Rosa che, come cantava Fabrizio De André, «... lo faceva per passione». Nei vicoli del centro storico di Genova resiste un nutrito gruppo di prostitute italiane che della loro professione fanno un vanto. Donne, non più in tenera età, che il loro corpo decidono di venderlo per mestiere e non solo per necessità. Qualcosa che è diventato anche poesia per i vecchi genovesi e che negli ultimi anni ha subito la concorrenza delle tante extracomunitarie che sono arrivate, magari gestite dalla tratta, a rovinare quella cornice quasi romantica.
Così alla poesia era subentrato il degrado, forte e spiacevole tanto che il Comune l’estate scorsa ha emanato un’ordinanza per chiudere i cosiddetti bassi del Centro storico, locali a piano terra affittati da privati alle prostitute dove si esercita il sesso a pagamento. Le proteste dei residenti e dei commercianti, tediati dal malcostume, hanno imposto all’amministrazione comunale un provvedimento che ha fatto discutere. Ma le «bocca di rosa» quel lavoro non vogliono lasciarlo andare e hanno costituito un vero e proprio sindacato che, con la portavoce Pia Covre, sta trattando insieme agli assessori ai servizi sociali Roberta Papi e alla sicurezza Francesco Scidone per trovare un accordo e continuare la loro attività.
Chiudere bassi e appartamenti alle 8 di sera in cambio della tolleranza per prostitute italiane e straniere svincolate dalla tratta che decideranno di seguire regole precise. «Saremo noi ad individuare le donne che potranno seguire il percorso - spiegano dal comitato delle lucciole dei vicoli -. Lavoriamo nei “carruggi” da decenni e non creiamo problemi. Anzi, spesso aiutiamo le forze dell’ordine segnalando giri di droga e personaggi scomodi. Perché dobbiamo rimetterci noi se qui in mezzo è arrivata la malavita?». «È un percorso lungo, stiamo discutendo per arrivare ad un accordo- replica l’assessore Scidone (Idv), lo stesso che quest’estate attaccava le prostitute mettendole sullo stesso piano dei pedofili e che oggi raddrizza il tiro -. In fondo la prostituzione non è un reato ma un’attività come un’altra e va salvaguardata là dove è possibile». Contegno e decoro, mediazione con altre prostitute che battono nella zona ed un contatto continuo con carabinieri e polizia: queste le richieste che i due assessori hanno fatto al sindacato di Pia Covre per avere il via libera sui bassi aperti dall’alba al tramonto. «Si tratterebbe di un esperimento totale - prosegue l’assessore alla sicurezza - sul quale bisogna ragionare con cautela. Loro appaiono serie e motivate».
Il prossimo passo sarà la stesura del codice di comportamento per chi esercita. Un decalogo con le regole da seguire. Chi le segue avrà il suo basso «tollerato» dal Comune, chi sgarra vedrà la saracinesca abbassarsi. «È una professione esercitata nell’ombra e noi vogliamo dare dignità a chi vuole farlo liberamente - sostiene Scidone -. Dotarle di partita Iva? È una proposta da fare a livello nazionale. Noi tracciamo una strada».