Le lucciole a Zapatero: «Tasse in cambio di regole»

da Barcellona

Mentre in Italia impazza il dibattito sulla lotta alla prostituzione, in Spagna le «lucciole» sono al centro di un’accesissima battaglia sindacale che vede contrapposti il sindacato catalano CC OO al premier Zapatero. Il motivo? Le prostitute spagnole chiedono di poter pagare le tasse per essere pienamente riconosciute come lavoratrici e godere così dell’assistenza previdenziale.
In Spagna è considerato reato soltanto lo sfruttamento della prostituzione, e non la pratica in quanto tale. E le ragazze di strada sembrano davvero determinate e agguerritissime, guidate dal segretario del CC OO Simon Rosado che ha dichiarato: «All’inizio del 2006 presenteremo la legge di regolamentazione della prostituzione».
Il fronte delle «lavoratrici del sesso», come vengono definite dai giornali spagnoli, è più che mai compatto. Con tanto di una portavoce, Justine Abellan, che ha lucidamente esposto le ragioni della categoria. Le ragazze chiedono che venga legalizzata e regolamentata la loro attività, in modo tale da usufruire di diritti quali la protezione sindacale, le ferie, i giorni di malattia e l’accumulo della pensione. «Proprio come tutti i lavoratori», sottolinea la Abellan. E si dichiarano disposte ad autotassarsi pur di vedere riconosciuta la loro dignità professionale: «Se è vero come dicono le statistiche che siamo in 600.000 sul territorio spagnolo... be’, significherebbe una bella boccata d’ossigeno anche per le casse dello Stato». Senza contare che l’operazione potrebbe significare una drastica riduzione dello sfruttamento e della mafia legata alla prostituzione.
E non mancano i toni provocatori nelle parole della Abellan, che insiste: «Se antropologhe, sociologhe e giuriste si permettono di parlare con presunta cognizione di causa della nostra situazione e per questo vengono rispettate, perché mai noi dovremmo essere meno tutelate? Non abbiamo bisogno che nessuno parli al posto nostro. Stiamo combattendo per i nostri diritti, e andremo fino in fondo».