È la luce che disegna la bellezza

È un nesso profondo quello che lega la bellezza alla luce: da sempre i grandi pensatori della nostra hanno riflettuto sull'esperienza del “bello” proprio a partire dall'incanto e dal rapimento che la luce esercita sui sensi: pensiamo a Platone, ad Agostino, a Tommano d'Aquino, ma anche ai grandi mistici orientali.In una Milano tutta indaffarata a presentare la migliore immagine di sé, una installazione-spettacolo organizzata da Interni presso i cortili dell'Università Statale ci invita a ripercorrere con un linguaggio nuovo le tappe di un rapporto spesso dimenticato e che proprio gli spazi dell'ateneo milanese ci riconsegnano in tutta la sua problematica e ricca articolazione.
Chiedo a Gianni Ravelli, architetto presso il Politecnico di Milano, e a Paolo Castagna, regista teatrale, ideatori dell'iniziativa, le ragioni che li hanno portati a scommettere sul connubio fra accademia e design.
Innanzitutto, perché la Ca' Granda e perché una installazione-spettacolo?
«Da qualche anno Interni si è assunta il compito di fare conoscere i luoghi più belli di Milano: e questo anche agli stessi milanesi, che magari passano ogni giorno davanti a un palazzo storico, ma non vi sono mai entrati. L'illuminazione "scenografica" che proponiamo in Statale, dove sono esposte installazioni di designer internazionali (Jacopo Foggini, Philippe Starck, Arik Levy, James Wines e Toshiyuki Kita) esprime tutto il suo taglio teatrale».
Perché avete scelto un tema «ecologico»?
«Il tema della manifestazione quest'anno è dedicato ai materiali eco-sostenibili, al riciclo e al riutilizzo, al risparmio energetico. Centro del nostro intervento è l'idea di un albero proiettato che, lentamente, nasce da un vaso reale e cresce. Nel lunghissimo porticato del Richini sono collocati dodici vasi bianchi, da dove nascono, proiettati sulla parete, degli alberi: prima il germoglio, poi il tronco, i rami e le foglie che alla fine cadono: è il ciclo della natura. Nei tredici minuti di crescita dell'albero, due attori leggono il testo, accompagnati dalla musica "sospesa" di un pianista jazz. Una specie di elogio della lentezza. E la parte interna delle colonne muta colore, grazie alla luce. Così, le colonne tornano ad essere quello che erano: la stilizzazione di un albero.
Una installazione «diversa» da quella degli altri progettisti…
«L'installazione, che è la più grande mai realizzata a Milano, è stata pensata per il "popolo del Design": quindi anche per chi passa, guarda per qualche minuto e se ne va, senza seguire il racconto sino alla fine. Da un lato nel nostro intervento c'è la semplicità del racconto, dall'altro una serie di riferimenti alla letteratura, alle arti figurative o alla musica. Ma l'obiettivo è sempre uno solo: realizzare qualcosa che arrivi al cuore di tutti. Anche cambiando gli spazi che percorriamo tutti i giorni»
Greenenergy
Università Statale
via Festa del Perdono 7
fino al 1 maggio
orari: 10-24