La luce spenta di Prodi

So bene che chi ha la bontà e pazienza di leggermi s'è fatto la convinzione che ce l'ho con gli ambientalisti. È giunto il momento di una confessione che lascerà deluso qualcuno: non è con gli ambientalisti che ce l'ho. Ce l'ho - se così si può dire, visto il profondo affetto che nutro per essi - coi miei colleghi fisici. Non con quei quattro gatti che, avendo scelto la carriera politica, hanno preferito promettere il moto perpetuo in cambio della poltrona di ministro. E neanche con quelli - una sparuta minoranza - coinvolti con la produzione di collettori solari, pannelli fotovoltaici e turbine eoliche. Ce l'ho un po' - e lo dico, ripeto, con tutto l'affetto possibile - con la esorbitante maggioranza che tace. Un silenzio di cui non riesco a farmi una ragione, e spero che qualcuno me la dia, possibilmente plausibile.
Come una mina, vaga per il Paese tale Romano Prodi, laureato in legge e aspirante a guidare il Paese, e che in ordine all'uso della fonte nucleare avrebbe dichiarato: «Ne riparliamo fra 25 anni». Sorvoliamo sul fatto che per allora la nostra aspirante Guida avrà novant'anni e sul conseguente sospetto che anche stavolta voglia prenderci per i fondelli, e concentriamoci sulla motivazione di quella dichiarazione: la tecnologia nucleare non sarebbe ancora pronta. Ebbene, perché nessuno dice niente? Nessuno che gli ricordi i 440 reattori sparsi nel mondo, più di 100 negli Usa, quasi 60 in Francia, più di 50 in Giappone, più di 30 in Inghilterra, quasi 20 in Germania, e una decina persino nella Spagna di Zapatero?
Da quando Alfonso Pecoraro Scanio, anch'egli laureato in legge, gli ha detto che «l'energia dal sole è lì, gratis per tutti», Prodi ha una nuova fissa: il solare fotovoltaico (FV). Un noto rapporto dell'American Physical Society (Aps) del 1979 così dichiarava: «A causa dei costi connessi all'installazione, il solare FV è economicamente penalizzato perché la sua bassa efficienza intrinseca rende i moduli non competitivi anche se il loro costo fosse nullo». In pratica, il rapporto diceva che l'elettricità da FV è proibitivamente costosa anche se i pannelli FV fossero gratis. Ma i pannelli gratis non sono: per soddisfare l'1% dei nostri consumi elettrici col FV, bisogna spendere, solo per i pannelli, 10 miliardi di euro (ai quali vanno aggiunte le spese per trasformatori e accumulatori e d'installazione). Nulla è cambiato dal 1979, quando quel rapporto così concludeva: «È improbabile che, per la fine del secolo, il FV contribuirà più dell'1% all'energia elettrica americana». Oggi, vi contribuisce per meno dello 0,1%: da una buona scienza, come si vede, si hanno buone previsioni. Questa è la Società di fisica americana, e mi sorge spontaneo chiedermi dove sia quella italiana, e perché lascia passare sotto silenzio le panzane energetiche di uno che vuole guidare il Paese.
Sull'impiego delle nuove fonti rinnovabili (cioè diverse da idroelettrico e legna) ha dichiarato Prodi: «Non dico tanto, ma vogliamo darci come obiettivo di arrivare almeno ai livelli della Germania?». Non sa, il Professore, che quanto a produzione elettrica dalle nuove fonti rinnovabili l'Italia è già ad un rispettabile terzo posto in Europa? E che al FV - boicottato dal precedente governo - solo questo governo ha già concesso quelle stesse chances di cui beneficia in Germania? O si prepara ad arrogarsene il merito?
«È necessario impegnarsi al massimo nel risparmio energetico», ammonisce severo Prodi, puntando il dito contro gli italiani spreconi d'energia. Risparmiare energia sembra essere un imperativo tanto ovvio che non varrebbe la pena neanche di discuterne, se non fosse che non sempre è vero ciò che sembra ovvio. Approfondiremo la questione un'altra volta: ora mi limito solo a far osservare che, oggi, il cittadino spagnolo consuma l'11% in più dell'energia primaria consumata dal cittadino italiano, l'inglese il 24% in più, il francese il 39% in più e il tedesco arriva al 64% in più. E simili percentuali valgono anche per i consumi della sola energia elettrica: rispetto al cittadino italiano, si va dal 10% in più consumati da quello spagnolo al 55% in più consumati da quello tedesco. Insomma, se c'è un popolo di spreconi d'energia, Prodi ha sbagliato indirizzo dei suoi strali. Noi siamo, semmai, affamati d'energia: nel 2004 abbiamo importato 51 miliardi di chilowattore elettrici, l'Inghilterra ne ha importati 2 e la Spagna 1; Germania e Francia, invece, riescono ad esportarne, rispettivamente, 9 e 66. Quanto ancora dovremmo stringere la cinghia, secondo il suo programma, professor Prodi?