LUCIANO LUTRING

«Vivevo in via Novara, all’epoca il colonnello dei carabinieri era Dalla Chiesa»

«C'era il Gamba de legn, il trenino a vapore che usciva da corso Vercelli diretto a Magenta, c'erano le fabbriche dell'Isotta Fraschini, dell'Alfa Romeo, dell'Om, della Borletti, la folla in visita alla Fiera Campionaria la domenica con la schiscetta d'alluminio contenente il cibo, c'erano la Topolino, la Fiat 1100 e la Giulietta e Giulia 1300... La benzina super costava 125 lire al litro. Vivevo in via Novara, dove i miei genitori avevano un bar e ricordo bene la città dove sono nato. La Milano di ringhiera, della Bianchina, della Lambretta, della Vespa, la Milano delle balere: La resciona, La Serenella. Andavamo a ballare per conquistare le servette chiamate i can del lavandin, e poi la Milano dei murini, le piante che, si diceva, facevano l'uva, del liquore Strega, dei carretti trainati dai muli, dei giornali della sera, il Corriere Lombardo, La Notte, Il Corriere d'informazione, che gli strilloni vendevano in strada urlando frasi incomprensibili per far credere che fosse accaduto qualcosa d'importante...».
Nel raccontare la sua città lo sguardo di Luciano Lutring, si accende di nostalgia, di trasporto. Il «solista del mitra» - l'appellativo datogli da un cronista e che lo rese famoso - da tempo vive sul lago Maggiore, assieme alle due gemelle avute dall'ultima moglie - sposata nel 1985 di trent'anni più giovane - affidategli, dopo la separazione, dal tribunale di Verbania «in segno di fiducia». Il rapinatore che fece parlare, negli anni Sessanta e Settanta, la cronaca nera, è ora un pittore che ha vinto 140 premi, e ottenuto 7 riconoscimenti accademici.
Lutring, a settantuno anni, conserva un fisico alto e imponente, un'imponenza accentuata da lunghi baffi, ma non incute più timore, anzi è un uomo affabile, tranquillo, simpatico. La sua storia è conosciuta. I media si sono spesso occupati del bandito che non ha mai ucciso nessuno, il solo ed essere stato graziato da due Presidenti (Pompidou in Francia e Leone in Italia) ed al quale il regista Carlo Lizzani ha dedicato, nel 1966, il film Svegliati e uccidi con Robert Hoffman, Lisa Gastoni e Gian Maria Volontè.
Nel raccontare Milano, Lutring, figlio unico di una farmacista e di un fantino ungherese - si fa inevitabilmente trasportare dagli eventi della sua vita. Una vita avventurosa, movimentata, pericolosa, ma anche trascorsa piacevolmente, nel lusso nei divertimenti, e in cui, come sempre capita, non sono mancati i momenti di amarezza e di dolore. La relazione con Yvonne, «un mostro di bellezza», (sposata a Zurigo nel 1957), per amore della quale divenne un fuorilegge - sfondò di notte una vetrina in pieno centro di Milano per regalarle un ermellino bianco - è finita amaramente e il figlio dodicenne Mirko, avuto da una successiva relazione, morì, mentre giocava, fulminato da un filo ad alta tensione spezzatosi per la neve caduta. A ciò bisogna aggiungere gli anni di carcere in Francia ed in Italia. Lutring non ha nascosto nulla della sua esistenza scrivendo ben tre biografie e quando si racconta non cerca giustificazioni, ma vuole fare capire perché era divenuto un bandito, ma ben diverso dalle feroci tute blu di via Osoppo.
«Erano i tempi - continua Lutring - delle Alfa 1900, delle Gilera e delle Guzzi dei Carabinieri. Gli operai guadagnavano venticinque-trentamila lire al mese, delle sigarette N80 senza filtro, delle Alfa, di due esperti e coraggiosi uomini delle forze dell'ordine: il capo della Squadra Mobile Mario Nardone e l'allora colonnello dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa». «Per un certo periodo giravo in Cadillac nera - continua - per darmi delle arie, per fare l'americano e per aumentare la credibilità acquistai da un rigattiere una Smith & Wesson calibro 45, in dotazione alla polizia canadese, senza pallottole. Un giorno, andando a pagare la luce, di fronte all'unico impiegato presente in ufficio, mentre toglievo dalla tasca la bolletta apparve la pistola allacciata alla spalla. L'uomo pensò ad una rapina, si terrorizzò e mi consegnò tutti i soldi...»
Lutring ci prese gusto. «Erano l'inizio degli anni Sessanta e c'era aria di boom economico. Tra un colpo e l'altro, passavo le notti nei night: Le Roi, Il Lolito, La Barca d'oro, Il Marocco, La taverna Messicana, Il bel sit e poi al Derby, il leggendario cabaret milanese. Amavo quell'atmosfera impalpabile, seducente, ovattata, dei locali notturni di allora, mi piaceva sentirmi circondato da donne affascinanti, bere whisky e champagne. Una bottiglia costava 8mila lire. Una volta uscii dal night con una splendida ragazza. Dopo aver fatto l'amore con lei sui sedili della mia Ferrari 4000 argentata, le regalai la macchina. Rimase sbalordita. Non sapeva però che era rubata.
Una vita dissoluta anche sessualmente, Lutring. «Cosa vuole che le dica? Le donne mi piacevano. Oggi, quando cammino per Milano mi accade di incontrare uomini vestiti da donne, omosessuali e lesbiche. Leggo di pedofili arricchiti, che violentano bambini, donne insoddisfatte, uomini che si credono insuperabili poi si rivelano cilecche da letti di periferia. Milano mi ha dato tanto, l'ho amata, ma poi ho preferito lasciarla. Oggi per me non esiste più. È diventata una città sconosciuta e se dovessi girarla di notte mi verrebbe voglia di riprendere il mitra...».