La lucida follia di gettarlo subito in mischia

Adesso possiamo scriverlo con qualche attendibilità: lo scandalo non ha distratto Marcello Lippi dalla cura dei dettagli e dalla meticolosa preparazione del mondiale di calcio. Anzi, è come se gli avesse restituito un po’ del coraggio perduto nelle ultime settimane, quando s’è visto costretto a giocare in difesa dinanzi all’incalzare di notizie, convocazioni dai pm e titoli dei giornali sull’intreccio con l’attività del figlio Davide. C’è un gigantesco interrogativo sospeso sulla testa della Nazionale che da ieri sera è in riva al lago di Ginevra per completare, attraverso un paio di amichevoli (stasera la Svizzera, venerdì sera l’Ucraina dei senza Shevchenko), la tormentata preparazione. Riguarda Francesco Totti e il suo contributo all’Italia che pende dal suo talento oltre che dalle sue giocate. In discussione è lo stato di forma del romanista reduce da un infortunio di non poco conto (placca al piede rotto dall’artiglio di un empolese), la capacità di calarsi subito nell’agone, di sfidare pedate e interventi tosti, di reggere al ritmo forsennato di un torneo concentrato in trenta giorni. Lippi ha evitato calcoli e astuzie da dottor sottile, ha preso il toro per le corna e ha scelto di cominciare l’apprendistato proprio da Francesco Totti. L’Italia ha bisogno di lui, che si lanci nella mischia. Per non esporlo in modo sciagurato a contraccolpi di qualche natura, ha deciso di modificare il disegno tattico della sua nazionale da sempre avvitata su due torri in attacco, con un tre-quartista alle spalle in grado di suggerirne le imprese balistiche.
Il club Italia, per l’occasione, è pronto a passare dal canonico 4-3-3 al famoso «albero di Natale» che molte soddisfazioni addusse ai rossoneri di Ancelotti nell’anno dello scudetto, Rui Costa e Kakà alle spalle di Shevchenko, unica punta, piantata nella savana rivale. Per questa mansione è stato scelto Gilardino in riconoscimento, forse, della maggiore brillantezza fisica. Ha giocato meno, nel Milan, ha segnato un discreto numero di gol, ha conservato le migliori energie da sprigionare nell’occasione. Toni, al contrario, è partito a passo di carica e ha finito col fiatone, arrancando nelle ultime settimane del campionato. Anche qui, la precedenza data al milanista rispetto al bomber scelto di Firenze ha il sapore inconfondibile di una temeraria scelta dettata dai test fisici e dagli esiti più recenti delle rispettive performances. Invece di Kakà ecco Del Piero, invece di Rui Costa, spazio a Francesco Totti che non è pronto per giocare un mondiale. Deve fare la gamba, deve rischiare contrasti feroci, deve integrarsi nel nuovo schema che ha meccanismi tutti da collaudare. Se alla fine di questo uno-due (due amichevoli a distanza di 48 ore), Lippi sperimentasse la lucida follia per migliorare la resa dei due argini difensivi (Zaccardo a destra è il lato debole), sarebbe quasi perfetto. E magari bisognerebbe benedire quel polverone e chi l’ha alzato.