La lucida visione delle cose di Rosy Bindi

Egregio Granzotto, che la sinistra italiana sia allo sbando lo certifica il fatto che non riuscendo ad andare al governo con il consenso degli elettori si è ridotta a tifare per un ex fascista (Fini) nel tentativo di far cadere Berlusconi per sostituirlo poi, non si sa con chi. Bisogna però riconoscere agli esponenti del Pd una notevole carica di comicità che, nonostante ripetute sconfitte, è inalterata. Dopo essersi dichiarati soddisfatti della sconfitta del Pdl alle ultime regionali, nonostante abbia strappato loro quattro importanti Regioni, più diverse Province e Comuni, subito dopo la fiducia ottenuta da Berlusconi alla Camera nonostante la transumanza di un pezzo importante della coalizione (Fli), Rosy Bindi è riuscita a dire che «la sinistra ha assestato una bella botta a Berlusconi». Se è innegabile che la maggioranza di oggi è assai più risicata rispetto a ieri, ricorderei all’on. Bindi che non lo è certo per merito della sinistra, ma per il tradimento dei finiani. Ovviamente, ognuno si consola come può, ma la simpatica Rosy ricorda quel tale che, malmenato ripetutamente da un passante, si consolava con l’amico dicendo «sì, ma quante gliene ho dette...».
Rimini

La quota rosa della sinistra è una certezza, caro Bonatelli. Se deve dire delle fesserie, le dice. Matematico. Non che la quota celeste non le dica, le fesserie. Ma la rosa è, diciamo così, più affidabile: non manca un colpo. Va detto che nonostante i proclami, le assicurazioni d’essere la forza politica più in gonna che ci sia, nello schieramento «sinceramente democratico» le donne hanno sempre contato come il due di briscola. Non spetta a noi stabilire se il poco conto sia dovuto al poco ingegno, chiamiamolo così, delle belle signore progressiste o se invece dipenda dal mascherato (ma prorompente) maschilismo di tipetti come D’Alema. Però le cose stanno così. È doveroso aggiungere che Rosy Bindi non contava niente anche quando militava nel Biancofiore democristiano, nonostante potesse contare sul valore aggiunto della carità cristiana, però quando t’aspettavi da lei una bindata, anche allora si era prontamente accontentati. E siccome il sangue non è acqua, ovvio che in occasione della Caporetto finian-progressista di martedì abbia sentito l’urgenza di esibirsi nell’ennesima sua bindata asserendo: «Certo che la sinistra ha assestato una bella botta a Berlusconi!». Anche qui: non spetta a noi discernere se ci è o ci fa. Tanto, cambierebbe forse il risultato?
Un’altra meraviglia della quota rosa «sinceramente democratica» è la candidata a tutto (alla presidenza della Repubblica, alla presidenza del Consiglio, alla presidenza della Camera, alla segreteria del Partito democratico, alla presidenza della regione Sicilia, alla guida della Cicloturistica Val Sangone... Sempre rimasta al palo, però) Anna Finocchiaro. All’onorevole Finocchiaro manca quel tanto di Vispa Teresa che invece appartiene alla presidentessa del Pd (e poi piangevano: «Non vogliamo morire democristiani!»): le sue sortite sono seriose, compassate, rispecchiano la fatica di dover sostenere - e tutta da sola - il pesante fardello del «bene comune» e dell’«interesse nazionale». Però fanno ridere lo stesso. Alla vigilia del fatidico martedì 14 dicembre, San Pompeo vescovo, riferendosi all’imminente oceanica manifestazione di piazza ebbe a dire: «C’è un clima torbido, inquinato, non un buon clima, ma non siamo noi a intorbidirlo (lo intorbidisce il Berlusca, è sottinteso, ndr). Questa manifestazione rappresenta una schiarita, un cielo sereno, fa vedere che c’è un’Italia che vuole cambiare, che questo non è Paese stanco e sfiduciato ma che nutre speranza». E il giorno appresso giù botte da orbi sotto il cielo altro che sereno, oscurato dai fumogeni e dagli incendi. Quando si dice una lucida visione delle cose, eh, caro Bonetelli?
Paolo Granzotto