«Lucidi resti in cella

LA DECISIONE Il giudice definisce «inquietante» la personalità dell’uomo che uccise due fidanzati

Stefano Lucidi deve rimanere in carcere. Anche se la sentenza che lo ha condannato a dieci anni per aver falciato con la sua auto due fidanzati in scooter non è ancora diventata definitiva. Non può neppure finire di scontare la pena agli arresti domiciliari. È durissimo il gip Marina Finiti con il pirata della strada che il 22 maggio scorso ha ucciso Alessio Giuliani, 23 anni, e Flaminia Giordani, 22 anni, studenti universitari, bruciando un semaforo rosso sulla via Nomentana a quasi cento all’ora e guidando senza patente. Dopo averlo condannato il 26 novembre per omicidio volontario, primo caso del genere in Italia, il gip respinge la richiesta di misure alternative al carcere avanzata dal legale di Lucidi, Basilio Fiore, e lo fa descrivendo la «personalità inquietante» dell’imputato, già gravato tra l’altro da precedenti penali e giudiziari per furto, lesioni volontarie e violenza privata.
«Lucidi appare un soggetto cinico, privo di scrupoli, sprezzante delle regole, incline al ricorso alla violenza fisica (come risulta dalle dichiarazioni dell’ex fidanzata Valentina Giordano, ndr)», scrive il giudice nel provvedimento depositato ieri. Il giovane, secondo la Finiti, è anche «incapace di contenere adeguatamente gli impulsi e di misurare le proprie reazioni». Impossibile, dunque, «formulare quel giudizio di affidabilità esterna necessario alla concessione di una misura gradata (la detenzione domiciliare, ndr)». Il gip non può fare a meno di accennare ai problemi con la droga di Lucidi, mai definitivamente risolti: «Da oltre dieci anni - sostiene - è assuntore di hashish e cocaina e non risulta mai aver responsabilmente affrontato le proprie problematiche da tossicomane». Il 5 settembre, è lo stesso giudice a ricordarlo, era stata già respinta un’istanza di arresti domiciliari in comunità terapeutica perché priva della necessaria documentazione e per «ritenuta inadeguatezza del programma alle esigenze terapeutiche a riabilitative».
Il giorno dell’incidente Lucidi «era privo di abilitazione alla guida da anni». «La patente - spiega il gip Finiti - gli era stata sospesa il 7 febbraio del 2000 in quanto era stato trovato alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti e inottemperante al programma terapeutico e socio-riabilitativo» cui era sottoposto. E non è tutto. Nel 2005 gli fu ridata la patente per un anno, ma quando fu sottoposto all’esame delle urine risultò positivo ai cannabinoidi. Nonostante tutto guidava abitualmente un’auto di grossa cilindrata. «Per evitare il materiale ritiro del documento - si legge ancora nel provvedimento - per ben due volte ne aveva denunciato falsamente lo smarrimento». Nel valutare la personalità e la pericolosità di Lucidi, il giudice si sofferma sul comportamento da lui adottato subito dopo l’incidente, quando il suo unico pensiero fu quello di nascondere l’auto. «Dopo aver investito i due ragazzi - scrive il gip - ha omesso di fermarsi e prestare loro soccorso, dandosi alla fuga e preoccupandosi di “appizzare” la macchina». Non sono piaciute al giudice neppure le dichiarazioni spontanee rilasciate da Lucidi nel corso dell’udienza preliminare, poco convincenti e non sintomatiche di un effettivo pentimento.
Il legale del giovane dice di non essere sorpreso dalla decisione di negargli gli arresti domiciliari: «È un provvedimento in linea con la criminalizzazione dell’imputato - dice l’avvocato Fiore - sulla scorta di un’imponente onda emotiva dovuta all’inspiegabile clamore mediatico che ha accompagnato questa vicenda». Un provvedimento «coerente» con il tenore della sentenza, invece, secondo l’avvocato di parte civile, Francesco Caroleo Grimaldi, che ricorda il comportamento tenuto dall’imputato durante il processo: «Ha tentato di giustificare la sua condotta in modo del tutto inverosimile e offensivo per la memoria dei due ragazzi», dice. Anche l’associazione italiana familiari vittime della strada condivide la decisione del gip: «Non dobbiamo dimenticare che solo grazie alla solidarietà di chi trovò l’auto di Lucidi nel parcheggio di una carrozzeria dando l’allarme siamo giunti alla condanna del pirata della strada senza patente».