Lucio Dalla: "Sono un bambino alla finestra"

L’artista pubblica il libro <em>Gli occhi di Lucio</em> con fotografie,
canzoni e scritti inediti: &quot;Io ero vecchio da giovane, ora ho fame di
conoscenza ma rimango un incosciente&quot;

Ma come fa Lucio Dalla a non fermarsi mai, a essere uno nessuno e duecentomila senza perdere mai quell’incanto infantile che rende godibili anche gli strafalcioni e artistici pure gli errori? Parla al volo, telefonando mentre guida e accidenti come parla in fretta, dopo aver presentato il suo libro Gli occhi di Lucio che è anche un cd con versioni inedite di canzoni (Tu come eri e Le rondini) e pure un dvd. Bompiani l’ha mandato in libreria (174 pagine, 20,50 euro) sfruttando, chissà, uno dei rari momenti in cui l’unico cantautore italiano rigenerato, l’unico non ancora prigioniero di se stesso e della noia, poteva concedersi di promuoverlo con un minimo di tempo a disposizione. «Ma adesso sto andando a Salerno a chiudere il tour, l’altro ieri ero alla Basilica Superiore di Assisi per un reading di Alda Merini, poi torno a finire la colonna sonora del nuovo film di Pupi Avati, che non ha un titolo anzi ce l’ha solo provvisorio e quindi cambierà: Il tepore del ballo. Lo so, Pupi ha detto che avrebbe voluto uccidermi perché invidiava come suonavo il clarinetto. Mi ricordo quell’occasione: eravamo sulla Sagrada Familia a Barcellona, eravamo così in alto che ci voleva poco a buttarmi giù. Ma lui è un tipo spiritoso, gli piacciono le battute».

Anche a Lucio Dalla piacciono le battute, in qualche chilometro di chiacchierata ne fa molte ma non ride perché sono subito soffocate dalle parole che seguono. «Io ero vecchio quando ero giovane, adesso sono un bimbo che sta alla finestra. Ho fame di conoscenza ma rimango incosciente». Dalla è inarrestabile come l’altra sera in tv, quando ha stravolto quattro suoi classici (tra i quali Anna e Marco e 4 marzo 1943) giocherellando con il pubblico, con i versi, con se stesso. «Ero da Pupo, mi sembra. Ormai in tv vado solo a una condizione: mi prendete come sono, altrimenti niente. Non guardo quasi mai la tv. La tv mi sembra troppo ossidata, magari trasmissioni come Domenica In piacciono a tanti ma non a me: e se ci andrò, la condizione sarà sempre quella: essere me stesso». A furia di essere se stesso e divagare senza limiti, Dalla ha scritto tante cose che sono rimaste nel cassetto finché non sono state riunite in tre sezioni (Io, la luna, la terra, il vento, poi Quasi un’autobiografia e Pensando Cellini) ed eccole qui. Leggetele: sono divertenti, qualche volta fumose, spesso davvero autobiografiche anche perché ci sono belle foto di Marco Alemanno che illuminano quello che di Lucio Dalla non dicono le parole. «L’unica canzone davvero autobiografica che ho scritto è Disperato erotico stomp, però ho sempre raccontato le storie della gente che in fondo sono storie mie e quindi...». Ma scusi, perché Cellini? «Ho letto la sua storia vent’anni fa e me ne sono innamorato. Era trasversale, Cellini, era punk: al suo confronto Sid Vicious dei Sex Pistols sembra una guardia svizzera».
Intanto lui guida, direzione Salerno.

E parla di quando ha insegnato sociologia all’Università di Urbino portando le classi al cinema a vedere Gangs of New York di Scorsese perché «Scorsese di sicuro ha seguito il concetto di reciprocità di Georg Simmel che è alla base dell’evoluzione delle nostre metropoli». E poi si argina su Matrix, il film, non il programma tv, «specchio della nebulosa in cui stiamo vivendo». Volendo, Lucio Dalla ha tanti obiettivi ma nessun nemico: il nemico è fuori dalla sua portata, ci vuole troppa concentrazione per odiare e poca fantasia per continuare a farlo. Lui, dice da sempre, è di sinistra per curiosità e tolleranza ma «ho sempre lesinato le condivisioni politiche». Non è andato al Circo Massimo sabato a festeggiare il Pd di Veltroni e non sa, se fosse ancora ragazzo, se occuperebbe oggi un’Università contro la Gelmini. Quando insegnava, si è accorto di quanto «frammentaria» fosse la cultura dei suoi allievi e oggi, che non siamo in un «macromovimento come nel ’68», crede che «bisognerebbe mettere nello studio la stessa partecipazione che si impiega per le proteste». Però è sicuro che andrebbe a cena con Silvio Berlusconi, anzi «mi sono molto divertito tutte le volte che ci sono andato: l’ultima, prima delle elezioni. Non lo voto, ma non sono contro di lui». Molto meglio, specialmente se si hanno idee, preoccuparsi di allargare gli orizzonti. Come fa lui, Lucio Dalla, bambino di 65 anni.