LUDOVICO EINAUDI Fascino di archi, piano e web

Si è già detto tutto sulle prodezze sonore di Ludovico Einaudi. È lui, col suo successo, che ha aperto la strada alla nuova moda e al nuovo rito del pianista che da qualche anno è esploso dominando le classifiche e affascinando l’inclito e il colto. Einaudi allontana lo spettro della ripetizione battendo sempre nuove strade: dagli spettacoli multimediali alle collaborazioni con i bluesmen del deserto Tinariwen, dalla colonna sonora di film come This Is England di Sean Meadows (premiato alla festa di Roma), dai concerti alla Scala e al Bolshoi a quelli nel deserto del mali con Ballakè Sissoko. E si potrebbe continuare ancora per parecchio. Reduce dai concerti agli Arcimboldi, Einaudi sarà di nuovo nella sua Milano per due recital al Piccolo Teatro. Piatto forte dello show è l’ultimo album Divenire, quello che segna l’incontro tra piano, archi e i giochi elettronici soft di Robert Lippok. «L’elettronica è un sottofondo - ricorda Einaudi -, una estensione e un complemento del pianoforte. Ormai non si possono rifiutare i computer, bisogna convivere con loro ed imparare a collaborare con loro, utilizzarli per sperimentare. Capire come possano interagire con il suono come venti contrari che si respingono o si attraggono». Semplicità, minimalismo, un tocco jazz e un tocco pop. Echi lisztiani e nessuna concessione al narcisismo. Ecco la ricetta di Einaudi pronto a cesellare e a porgere al suo affezionatissimo pubblico i suoi piccoli quadri ora di prepotente delicatezza (come Divenire) ora di assorta riflessione. «Ho suonato rock e jazz, ho studiato con Luciano Berio e poi ho deciso di seguire un mio percorso autonomo di solo piano. Allora mi seguivano in pochissimi (Einaudi quando parla dell’album Le onde, ricorda divertito come i negozi ne ordinarono solo 87 copie); poi mi sono stupito nel vedere che questo piccolo gruppo è diventato un fiume di gente, che forse prima non ascoltava neppure il mio tipo di musica. So per certo che esiste, per me come per altri pianisti, un pubblico in evoluzione che non ama la musica commerciale delle radio».
Così l’Einaudi moderno, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti ma ben saldo sulle sue radici, interagisce con il suo pubblico via web; spesso piazza una telecamera sul pianoforte ed entra in una stanza virtuale dove, da casa, organizza un concerto «improvvisando, senza pensare di essere in rete». Suonando una melodia in questo modo, ha ricevuto un sacco di complimenti dai fan; così l’ha elaborata, l’ha chiamata Monday e l’ha inserita nell’ultimo album.
Ludovico Einaudi
martedì e mercoledì ore 21
Piccolo teatro via Rovello 2
ingresso: 35-20 euro