LUDOVICO EINAUDI Il pianista che cerca i suoni

Ha suonato alla Scala e al Bolshoi, domani sarà a Villa Arconati

Antonio Lodetti

Riporta in auge, modernizzandola, la figura del pianista-autore-interprete delle proprie musiche, una specie di Liszt dei nostri tempi. Ascoltando Ludovico Einaudi si capisce quanti generi abbia frequentato per inventarsi quel suo stile raffinato e minimalista, fatto con un prezioso distillato di note, che ormai decine di pianisti prendono a modello.
Come raccontare la sua multimedialità? Il suo cosiddetto suono circolare che fonde suoni colti ed avanguardia, jazz e suggestioni etniche, l’illuminata lezione di Luciano Berio e un pizzico di «stride piano» alla Art Tatum? La sua carriera è un continuo slalom - di altissima qualità - per evitare la noia della ripetizione.
Con il pianoforte ha forzato le porte del Bolshoi, del Barbican di Londra (dove è volato in vetta alle classifiche) e della Scala (il doppio album La Scala Concert). Ha inciso e suonato dal vivo con musicisti del Mali (soprattutto con il mago della kora Ballake Sissoko con cui si è esibito nel 2002 a Villa Arconati); si è esibito nelle chiese italiane in un suggestivo incrocio con i suoni elettronici di Mercan Dede, col violino di Hugh Marsh e la danzatrice dervisha Tanya Evanson; tiene spettacoli in location molto particolari come l’Hangar Bicocca.
Insomma, sorprende sempre. Pochi mesi fa ha suonato assieme a Toumani Diabate e la sua Asymmetric Band in onore del grande bluesman del Mali Ali Farka Tourè (sul palco anche il gruppo di artisti del deserto Tinariwen e l’ex Led Zeppelin Robert Plant) e domani sera si propone in una nuova veste a Villa Arconati.
Questa volta si avvicina, a modo suo, al fado, ai suoni portoghesi che si incrociano con i profumi sudamericani, il folk antico che si trasforma in moderna musica etnica. Al suo fianco Rodrigo Leão, ex tastierista dei Madredeus, e un gruppo che comprende Celina Da Piedade alla fisarmonica, Viviena Toupikova al violino e al viloncello, Marco Decimo al violoncello e ospite Garoto.
Einaudi e Leão hanno in comune l’amore per le colonne sonore; entrambi hanno lavorato a musiche da film e l’ultimo disco di Leão si intitola proprio Cinema. Da lì è nata una collaborazione che gioca sulla classe, l’emozione, il bel suono e l’improvvisazione. «La musica popolare, che spazia dal folk al rock ai suoni etnici di tutto il mondo - dice Einaudi - ora è la mia principale fonte di ispirazione. Nel folk c’è la purezza delle origini e molti musicisti classici hanno attinto a quelle fonti. Soprattutto la musica africana è molto creativa perché libera dalle rivoluzioni culturali che hanno condizionato l’arte europea. Amo la musica popolare, non i saccheggi della cultura altrui».
È un grande musicista Einaudi, di quelli che non si possono classificare perché volano alto oltre le frontiere stilistiche. Il suo è un pubblico estremamente trasversale e lui s’è inserito di soppiatto tra gli amanti di Beethoven e quelli che portano in palmo di mano tanto il jazz informale tanto il pop alla Robbie Williams. «Le definizioni in campo musicale non hanno senso - ribadisce -; la musica è ricerca di comunicazione. Comporre vuol dire rendere il proprio mondo interiore in modo sempre diverso, ed è ciò che cerco di fare. Quando suono è come se gettassi dei sassi in uno stagno per provocare delle onde».
I suoi modelli sono molteplici e spesso antitetici, dai Beatles e i Pink Floyd a Berio, da Miles Davis a Bob Dylan passando per Henryk Mikolaj Gòrecki, il suo modello. «Mi identifico in lui; ha sempre composto per se stesso e ha ottenuto il successo a scoppio ritardato con la Sinfonia n.3».

Ludovico Einaudi, Festival Villa Arconati, Castellazzo di Bollate, info 800-474747, domani ore 21.30, ingresso 20 euro.