LUDOVICO EINAUDI

Il suo pianoforte inanella melodie semplici, che proprio per questo si trasformano in cibo per lo spirito. È questo il segreto di Ludovico Einaudi, che da qualche tempo ha riportato in auge - aprendo la strada ad una pletora di artisti dalle mille sfaccettature diverse - la figura ottocentesca del pianista-autore-interprete delle proprie musiche. Qualcuno lo definisce un Liszt moderno, ma lui si schermisce e sulla sua carta d'identità scrive semplicemente compositore contemporaneo.
Certo quando lo vedi sul palco, mentre accarezza il pianoforte, si capisce quanti generi abbia frequentato (dal jazz rock agli insegnamenti di Luciano Berio, tanto per fare due esempi storici) prima di frullarli nel suo stile raffinato e minimalista che oggi affascina l'inclito e il colto. Uno stile giocato sui tasti dell'understatement, attuale ma dal fascino antico, che dribbla il rischio della ripetizione battendo continuamente nuove strade. Ma anche quando torna sui suoi passi, quando ripete un concerto, il pubblico lo premia regalandogli il tutto esaurito, come accadrà lunedì al Teatro Smeraldo, dove Einaudi rilegge per solo pianoforte il suo ultimo album e dvd Divenire (che poi eseguirà sabato prossimo a Parigi con il sestetto d’archi e le combinazioni elettroniche di Robert Lippok, che appaiono anche sull’album, prima di continuare la tournée italiana).
Tutto ciò che Einaudi tocca si trasforma in oro. Dagli spettacoli multimediali alle collaborazioni con i bluesmen del deserto Tinariwen; dall’opera lirica d’avanguardia Time Out scritta con Andrea De Carlo alle musiche composte per il Tg1 di Gianni Riotta; dalle collaborazioni «africane» con Ballake Sissoko passando per i successi alla Scala, al Bolshoi e alla vetta delle classifiche britanniche. Divenire ha conquistato il disco d’oro ed è stato per ventidue settimane nella classifica degli album più venduti (lui si diverte a ricordare che, quando incise l’album Le onde, i negozi specializzati ne ordinarono 87 copie). «Sembra banale dirlo ma sono felice che la mia musica piaccia alla gente. Non ho mai cambiato il mio stile, mi sono solo evoluto e amo pensare ai miei suoni come ad una serie di fiumi che si buttano tutti insieme nello stesso mare».
L’idea di scrivere un’opera come Divenire è nata nel 2002, quando Einaudi suonò a 2000 metri, per «I suoni delle Dolomiti», una suite per piano, arpa e archi basata su La vita, la natura, la morte di Segantini. «Da allora mi sono ripromesso di sviluppare questo tipo di opera in modo ampio e personale». Così i suoi suoni circolari, come ama definirli, sono diventati un marchio doc della musica pianistica moderna. Ecco dunque l’attesa, dopodomani, per i suoi piccoli-grandi quadri dall’incantatoria grazia melodica, dall’estrema eleganza senza concessioni narcisistiche, dal tocco ora classico, ora jazz, ora pop, ora indefinibile ma sempre coinvolgente.
Da oggi invece, per i fan sfegatati, sul sito download.ludovico einaudi.com si possono scaricare tre nuovi remix dei suoi brani: One di Mercan Dede, Divenire di Carston Nicolai alias Alva Noto, Andare di Robert Lippok.
Ludovico Einaudi
Teatro Smeraldo
Lunedì 21, ore 21
Info: 02-29006767