L'Ue arbitro-pulcinella: tifa soltanto per Parigi

Il paradosso di Bruxelles: qualche centinaio di immigrati diretti in Francia sono un'emergenza, ma non lo sono le migliaia di clandestini a Lampedusa. Se l'Italia avesse fermato i treni francesi, saremmo stati cacciati dall'Unione

Allons enfants de la Ue. Intonata a squarciagola la Marsigliese, dopo aver recitato un brano di Jean Paul Sartre, inebriati da alcune casse di bordeaux e obnubilati da overdosi di roquefort, i commissari europei hanno affrontato l'ultimo derby italo-francese sugli immigrati con la solita imparzialità. E hanno rapidamente concluso: les jours de gloire sono arrivés, ha ragione Parigi. Subito dopo si sono alzati in piedi e levando i calici, ovviamente colmi di champagne, hanno gridato la nuova parola d'ordine comunitaria: vive la France, lunga vita alla grandeur.
Chi avesse voglia di approfondire le motivazioni può perdersi nei soliti, inutili e burocratici ragionamenti partoriti negli ozi di Bruxelles. Ma quello che conta è il messaggio che il vertice europeo si è premurato di recapitare a tutti gli organi di informazione del continente e che è assai più semplice. Oserei dire: diretto e doloroso (per noi) come una testata di Zidane. Il messaggio dice: mon cheri italien, ma petite Italie, rassegnatevi. L'Europa non vi darà mai ragione. E perché? Perché l'Europa tifa per la Francia. L'Europa parla francese. Qu'est-ce que tu veux? Qual è il problema? Allons enfants, vive le bateau mouche: non vi eravate accorti che Bruxelles, in fondo, è solo un quartiere periferico di Parigi?
L'oggetto della contesa, come è noto, era la decisione della Francia di bloccare tutti i treni a Ventimiglia. Si badi bene: tutti i treni, compresi quelli dei turisti che sognavano solo una domenica a Cannes. Ora: immaginate che cosa sarebbe successo se un provvedimento del genere l'avesse preso l'Italia. Come minimo ci davano una squalifica di tre giornate (alla Ibrahimovic) espellendoci dal campo dell'Ue, dell'Onu, del G8, forse anche dai prossimi mondiali di calcio e dal torneo interparrocchiale di ping pong. Invece, niente. La decisione la prende la Francia e l'Unione Europea dice che ha fatto bene. Ma sicuro: ha fatto bene a fermare i treni, ha fatto bene a schierare la gendarmerie al confine, ha fatto bene a chiudere le frontiere come se Schengen fosse solo uno scioglilingua mal riuscito.
Stupiti? Ma no. Probabilmente l'Europa avrebbe approvato il comportamento della Francia anche se quest'ultima avesse tentato di restaurare le gabelle medioevali, il pontatico di Ventimiglia e lo stradatico di Mentone, forse avrebbe dato il suo consenso pure alla costruzione del «Vallo della Costa Azzurra» o di una novella linea Maginot mediterranea con tanto di filo spinato e cannoni puntati. E allora ci domandiamo: per avere una condanna dall'Europa, la Francia che deve fare? Bombardare la Liguria? Mandare i sottomarini nucleari sulla spiaggia di Sanremo? Paracadutare la Legione Straniera a Diano Marina?
Ma ciò che colpisce più di ogni altra cosa è la motivazione data dall'Europa per spiegare la propria scelta tarallucci e champagne: dice la Commissione di Bruxelles, infatti, che è stato giusto chiudere le frontiere perché c'era una situazione d'emergenza che metteva a rischio l'ordine pubblico. Proprio così. E qual era la situazione d'emergenza? La fila ordinata di tunisini al confine di Ventimiglia? L'arrivo di un treno con un po' di ragazzotti dei centri sociali guidati da don Gallo? Questo è bastato per «épater les français», per toccare gli animi sensibili di Parigi, per spaventare la grandeur de la France? Tutto può essere, per carità. Però l'Unione europea dovrebbe per lo meno spiegare come mai un pugno di tunisini al valico di Ventimiglia sono un problema di ordine pubblico e gli sbarchi biblici sull'isola di Lampedusa, invece no.
Ricordate? Durante l'ultimo vertice di Bruxelles, fu stabilito proprio che l'Italia non doveva considerare l'invasione dal Nordafrica come «un'emergenza straordinaria». E allora perché adesso invece viene consentito alla Francia di adottare misure eccezionali per affrontare «un'emergenza straordinaria?». Se quegli immigrati non erano preoccupanti a Lampedusa, perché lo sono diventati (pur essendo assai di meno) a Ventimiglia? In altre parole: perché un treno che va in Francia provoca allarme comunitario e centinaia di barconi che vengono in Italia invece ce li dobbiamo gestire da soli?
Dice il professor Prodi, in un'ampollosa intervista pubblicata ieri dalla Stampa, che è un errore stuzzicare sentimenti anti-europei. Ma la verità è che è l'Europa stessa a stuzzicare sentimenti anti-europei: non solo non riesce ad adottare una politica unitaria, non solo non riesce a parlare con voce unica sui grandi temi della politica estera e della politica sociale, ma quando viene chiamata a far da arbitro fra gli Stati, beh, si comporta come se l'arbitro di Napoli-Milan fosse Pulcinella. La stessa imparzialità, la stessa credibilità. Per carità, il tifo per la Francia si può anche capire: il roquefort è buono, lo champagne inebria. Ma di questo passo il menù di Bruxelles non potrà che ridurci tutti, per restare nelle specialità di francesi, a un piatto di escargot: troppo lenti per stare al passo con i tempi. E comunque cornuti.