Lufthansa: «Air One da sola a noi Alitalia non interessa»

da Milano

Il 2 aprile è scaduto il termine per nuove candidature alla privatizzazione di Alitalia. Lufthansa non si è presentata, e, secondo la procedura, è fuori dai giochi. Chiediamo a Hubert Frach, direttore generale Italia della compagnia tedesca, che evoluzione si aspetta dalla gara in corso.
«La situazione - risponde - cambia ogni giorno, è difficile capire andranno le cose».
Lufthansa ormai è fuori...
«La nostra posizione è di non diretto coinvolgimento, non siamo interessati e stiamo a guardare. Ma restiamo favorevoli al consolidamento del mercato e alla creazione di alleanze. Siamo attivi in questo processo, ma non abbiamo nulla in scadenza. L’ultima operazione, con Swiss, è un esempio di business e strategie».
Non sarete un socio occulto del vostro partner Air One, molto interessato ad Alitalia?
«No».
Si insiste a dire che Air France lavora all’ombra di Aeroflot. Se così fosse, la cosa vi preoccuperebbe?
«Non ci preoccupa nulla. Lufthansa è superiore ad Air France sul mercato italiano. Siamo il numero 2, la prima straniera dopo Alitalia, per ricavi generati in Italia, quota di mercato e passeggeri internazionali. Presidiamo 25 scali assieme ad Air Dolomiti (controllata al 100%) e ad Air One, con cui c’è una cooperazione commerciale».
Comprerete Iberia?
«Non c’è nulla di deciso, come ha detto il presidente Wolfgang Mayrhuber. Ma, ripeto, siamo favorevoli ai processi di consolidamento».
L’accordo «cieli aperti» cambia le relazioni Europa-Stati Uniti. Avete in mente collegamenti diretti dall’Italia verso gli Usa?
«L'accordo è il benvenuto, ma dev’essere ancora ben definito. Offre molte nuove opportunità, si aprono nuovi mercati, a cominciare da quello britannico. Quanto a progetti specifici, è prematuro parlarne. Ma dove c’è convenienza, Lufthansa c’è».
L’Italia per voi è importante...
«È il terzo mercato dopo Germania e Stati Uniti. Nel 2006 abbiamo trasportato da e per l’Italia 4 milioni di passeggeri, più 11% sul 2005, e le vendite di gennaio e febbraio segnano un ulteriore più 8%. Nel 2006 abbiamo fatturato in Italia 500 milioni».
Che programmi avete nel nostro Paese?
«Stiamo intensificando la presenza capillare sul mercato per collegare gli hub di Francoforte e Monaco. Qui Air Dolomiti, la nostra compagnia italiana, è il primo vettore straniero. Monaco è un aeroporto efficientissimo, con connessioni intercontinentali garantite in 30 minuti, se c’è ritardo il passeggero viene preso e accompagnato in auto, sottobordo. All’aeroporto c’è uno Spazio Italia dedicato ai passeggeri della Penisola».
E le strategie globali di Lufthansa?
«Offerta per tutti i target, dal low cost al jet privato. Il cliente è “ibrido”, per lavoro viaggia in business, nel fine settimana in low cost: noi vogliamo seguirlo sempre. Poi, qualità, alleanze e innovazione».
La vostra flotta è imponente, 336 aerei di cui 116 di lungo raggio.
«Siamo il numero uno europeo in Cina, India, Stati Uniti. Dobbiamo crescere per mantenere le posizioni. Abbiamo in corso ordini di 77 aerei, di cui 47 di lungo raggio».