Lufthansa vola via, ma Malpensa non cambia rotta

Aveva piazzato i suoi primi uffici a Malpensa nel 2009. Ed ora, dopo meno di due anni, Lufthansa lascia l’aeroporto. La compagnia tedesca, su cui lo scalo lombardo aveva puntato il tutto e per tutto per riscattarsi dopo la botta ricevuta da Alitalia, molla il colpo. «Questo però non significa la morte di Malpensa» sostengono i vertici di Sea, la società che gestisce l’aeroporto. Lo scalo del Varesotto insomma non si rassegna e non rinuncia al sogno di diventare un hub internazionale a pieno titolo. Certo, ci vorrà un po’ per ammortizzare il colpo e per riorganizzare le rotte. Ma in aeroporto assicurano: nessuna destinazione rimarrà scoperta. Lufthansa infatti lavorava su tante rotte comuni ad altre compagnia aeree: dalle capitali europee, per prime Parigi e Barcellona, alle città italiane. Fra le tratte più frequentate quelle per Praga, Londra, Napoli, Parigi e Palermo.
Insomma, la brutta sorpresa non è paragonabile all’abbandono di Alitalia. Con il trasloco a Fiumicino della compagnia di bandiera tricolore, Malpensa aveva perso oltre 10 milioni di passeggeri. Invece con la chiusura della «filiale» di Lufthansa si perderanno sì e no un milione di passeggeri che, con tutta probabilità, saranno riassorbiti dai servizi delle altre compagnie. Il danno quindi è più della compagnia che dello scalo. «Forse Lufthansa - commentano alla Sea - non ha fatto bene i conti e ha puntato troppo sulle destinazioni a medio raggio, non riuscendo a competere con le compagnie low cost». In sostanza, il gruppo tedesco non ce l’ha fatta a tenere il passo di Easy Jet, la compagnia economica che ha messo radici a Malpensa.
«Malpensa continua a crescere - commenta l’assessore lombardo alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo - e se non è morta con l’uscita di Alitalia, non morirà certo per il cambio di strategia di Lufthansa che fa meno del 10%. Dispiace constatare come la scelta di Lufthansa Italia di competere sulle rotte europee anziché di investire sui collegamenti a lungo raggio che noi abbiamo più volte richiesto, non si sia dimostrata vincente alla prova dei fatti. Ma sono sicuro che il nostro aeroporto una volta di più saprà trovare il modo per trarsi d'impaccio». Secondo Dario Balotta, responsabile dei trasporti di Legambiente e da sempre attento all’evoluzione dell’aeroporto, l’abbandono di Lufthansa è solo l’inizio di un processo di declino. «È sintomatico - sostiene anche Dario Balotta, - di un fallimento delle prospettive e delle strategie. In questi anni abbiamo sentito tante parole ma visto pochi fatti». Più cauti i sindacati. Nino Cortorillo (Cgil) sostiene che «se siamo stati in grado di far fronte al de hubbing di Alitalia, sapremo gestire anche questo mini abbandono». Tuttavia sprona ad «affrontare i veri problemi, a cominciare dai voli e dagli aeroporti, e a lasciar perdere polemiche fasulle come quelle sui pericoli che può portare una moschea».