A Lugano Martha Argerich lancia nuovi talenti

Luciana Caglio

«Un piccolo grande festival che tutti vorrebbero»: così il Progetto Martha Argerich, in programma da domani al 29 giugno, viene definito dal musicologo Carlo Piccardi, anima e motore di questo appuntamento prestigioso e originale con la grande musica di cui è stato ed è l’anima e il motore. Fu, nel 2002, che l’allora responsabile dei programmi musicali della Rete Due della Rsi, la Radio della Svizzera italiana, propose la prima edizione di una manifestazione senza precedenti paragonabili: riunire intorno alla grande pianista argentina le maggiori celebrità del concertismo contemporaneo e, in pari tempo, i giovani talenti emergenti che, proprio qui, dovevano trovare lo spazio per esprimersi e mettersi alla prova. Niente protagonismo da parte della Argerich e dei grandi solisti, bensì una coesione e una collaborazione in cui cimentarsi tutti insieme e al cospetto del pubblico. Era una sfida aperta alle incognite. Invece, si rivelò una formula vincente, sostenuta dall’adesione dei grandi musicisti di oggi e di quelli di domani e dall’adesione di un pubblico sempre più numeroso e coinvolto. Molti, soprattutto i giovani, che dei concerti, organizzati nell’auditorio della Rsi, nella chiesa di San Rocco e al Palazzo dei Congressi apprezzano il clima informale, al riparo dalle etichette della mondanità che, spesso, accompagnano le esibizioni di musica classica. Importante anche il risvolto discografico di un evento che, con le esecuzioni in comune di grandi solisti alle prese con repertori noti o da scoprire, offrono un raro e prezioso materiale di registrazione.
Ma com’è stato possibile realizzare, proprio a Lugano, questo «piccolo grande festival», frutto dell’intreccio di relazioni, in apparenza difficili, fra interpreti e star di rilievo mondiale? «Tutto è nato dal desiderio di Martha Argerich - spiega Piccardi - di trovare, anche in Europa, un punto d’appoggio simile a quelli che già le erano stati offerti a Bepu, in Giappone, e a Buenos Aires, luoghi di riferimento prima per gli esecutori che per il pubblico. Il fatto che, da un anno all’altro, più o meno le stesse personalità si riuniscano qui indica quanto sia importante radicare una cerchia in un incontro vissuto come momento d’identità, un approdo sicuro nel loro movimentato peregrinare per il mondo». E, non a caso, a Lugano: «Nel suo piccolo la nostra città può vantare un valore aggiunto che, aperta sul mondo ma nella discrezione di uno spazio appartato, ne fa un luogo di raccoglimento predisposto a esperienze nuove». Non isolato, però. Grazie alla tradizionale efficienza svizzera, la manifestazione gode della collaborazione dell’orchestra della Svizzera Italiana e del Coro cameristico diretto da Diego Fasolis come pure del supporto logistico e organizzativo della Rsi che, poi, su Rete Due ne diffonde le registrazioni. E si avvale, non da ultimo, di un adeguato lancio pubblicitario, con effetti evidenti sul piano turistico. In tal modo, il Progetto Martha Argerich si è sottratto al rischio di rimanere un appuntamento elitario, per pochi intimi. È, invece, in grado di fare il tutto esaurito.
Conta quindi su una forte affluenza di ascoltatori, provenienti anche da oltre frontiera, questa quarta edizione che prende avvio, domani alle 20.30, all’auditorio della Rsi: con una serata d’eccezione. In scena, la stessa Argerich, con il violinista Gideon Kremer e il violoncellista Misha Maisky, impegnati nel trio n.3 op.110 di Schumann. Di particolare interesse, il concerto tutto Ciaikovskij, in programma, sabato 18, alle 20.30 al Palazzo dei Congressi, la serata del 23 giugno, all’auditorio Rsi, dedicata a Brahms e lunedì, 27 nella stessa sede, «I suoni dello Shabat», sul tema della spiritualità ebraica.