Lui e lei fanno il bagno insieme: una fuga di gas li uccide

Hanno atteso a lungo che i due connazionali uscissero dal bagno per salutarli. Dopo un quarto d’ora sono entrati per verificare non fosse capitato loro qualcosa. E il loro timore era purtroppo giustificato: la coppia di ecuadoriani, 44 anni lui, 29 lei, era ormai senza vita, uccisa dal monossido di carbonio sprigionato dallo scaldabagno difettoso.
La scoperta è stata fatta l’altra notte verso le 3.30 in un appartamento al terzo piano di via Laurana 5, una traversa di viale Zara. Qui si era trasferita da qualche mese una coppia di fidanzati: Duglas Neberzon, regolare dal 2005, incensurato, e la sua compagna Jovita Reyes Molin, da un paio d’anni in Italia in attesa di permesso di soggiorno. Nel piccolo alloggio abitano altre due ecuadoriane, di 40 e 38 anni, con i rispetti figli, di 8 e 2 anni, nati in Italia. L’altro giorno verso le 14 sono arrivati dalla provincia alcuni connazionali: una donna di 29 anni, due uomini di 32 e 46 e un ragazzo di 15. Regolari, lavorano quasi tutti come «padroncini» per conto di alcune ditte di autotrasporto e consegna.
Gli ospiti hanno raccolto le due donne e i due bambini e insieme si sono recati a una festa di compleanno di un loro connazionale. Duglas e Jovita sono rimasti soli in casa. Gli otto compatrioti hanno poi passato fuori il pomeriggio e la serata, per rientrare verso le 3 di notte. Prima di andarsene però, gli amici venuti da fuori città volevano salutare i due fidanzati. Hanno visto la luce del bagno accesa con l’acqua della vasca che scrosciava. Pensando i due si stessero preparando per andare a dormire hanno atteso qualche minuto.
Dopo un quarto d’ora hanno iniziato a chiamarli senza ottenere risposta e alla fine hanno deciso di entrare. Entrambi erano senza abiti: Jovita dentro la vasca, Duglas steso a terra. Uccisi dalle esalazioni dello scaldabagno a gas. Gli amici hanno chiamato i soccorsi, è arrivato il personale del 118, i vigili del fuoco e alcuni agenti delle volanti ma per i due fidanzati non c’era ormai più nulla da fare. A scopo precauzionale anche gli altri otto sudamericani sono stati portati a Niguarda: sono stati visitati, trovati in buona salute e subito dimessi.
Della vicenda adesso si sta occupando anche l’Asl di Milano che, attraverso i suoi tecnici, dovrà stabilire le cause della fuoriuscita di monossido di carbonio: in altri termini capire se l’impianto fosse vecchio e dunque malfunzionante oppure se fosse stato manomesso dagli stessi inquilini.