Lui, l’ex e l’altra: il rivale di Sarkò nei guai per la guerra delle dame

<div>François Hollande è in vantaggio nei sondaggi. Ma la corsa all’Eliseo è frenata dalla rivalità fra Ségolène Royal, madre dei suoi quattro figli e Valérie Trierweiler, nuova compagna</div>

Lui, lei, l’altra. Lui corre per la presidenza della Repubblica, lei corre al suo fianco, l’altra ha finito di correre. Il triangolo sentimental-politico che appassiona, si fa per dire, la Francia è tutto qui. François Hollande è lo sfidante di Nicolas Sarkozy, Valérie Trierweiler è la compagna che lotta insieme a lui, Ségolène Royal la ex in tutti i sensi: sconfitta proprio da Sarkozy cinque anni fa, mollata proprio da Hollande con cui, coppia di fatto, condivideva partito, casa e figli, alla stessa data e proprio per Valérie, «la donna della mia vita» come dichiarerà in seguito. I francesi sono noti per il loro esprit de finesse.
È da allora che Ségolène cerca di tornare in pista non potendo più tornare in casa, ormai occupata dalla rivale, ma la politica è crudele e si diverte a rovesciare le parti. Il nuovo candidato è il vecchio amore di un tempo, il nuovo candidato le fa intorno terra bruciata.

Al numero 59 di rue de Ségur, nel VII arrondissement, quartiere e via che più borghesi non si può, a due passi da Les Invalides e dai palazzi ministeriali, c’è il quartier generale di Hollande: mille metri quadri di spazio, quarantamila euro mensili d’affitto. Per la difesa dei ceti meno abbienti, il Partito socialista, nelle sue vesti di candidato premier, è disposto a svenarsi. Nelle mansarde del quarto piano ci sono 25 addetti al web; al secondo piano, chi gli pianifica la campagna elettorale; al piano terra i quindici membri dell’ufficio stampa. Poi c’è uno studio privato al terzo piano: lo occupa Valérie, e ha già fatto capire che chi vuole convincere François della bontà di questa o quella mossa, deve prima convincere lei.
Valèrie ha 47 anni, Ségolène quasi sessanta. Sposata e divorziata, ai quattro figli di quest’ultima, può contrapporre i tre del suo secondo, andiamo a memoria, matrimonio. Fa la giornalista, lo stesso mestiere di Anne Sinclair, la moglie di Dominique Strauss-Khan e viene da pensare che fosse stato ancora questi il candidato accreditato per l’Eliseo, al posto dei mille metri quadri di rue de Ségur ci sarebbe potuto essere un intero albergo della catena Sofitel, come quartier generale.

Se il mestiere accomuna Valérie a Anne, l’ambizione potrebbe fare il paio con quella di Cécilia, la moglie ispiratrice della vittoriosa corsa di Sarkozy nel 2007. Ambizione, per la verità, non è il termine esatto. Cécilia, è vero, gestì con pugno di ferro, fra partenze e ritorni, la strategia del «petit Nicolas», come perfidamente lo aveva soprannominato Jacques Chirac, e si tolse il gusto, la sera della vittoria, di escludere dai festeggiamenti gli uomini più in vista del team elettorale sarkozyano... Poi però levò le tende e andò a sposarsi un pubblicitario negli Stati Uniti... Valérie ha invece già fatto sapere che se François si prende l’Eliseo, lei dall’Eliseo non si schioda. «Imparerei in fretta», ha detto a chi le chiedeva se giudicasse difficile il ruolo di «première dame»...

E Ségolène? Due settimane fa, all’inaugurazione del quartier generale di mille metri quadri per 40mila euro mensili, c’era anche lei. Indossava un abito stampato dello stilista inglese Paul Smith, che dal colore la faceva somigliare a un’ostrica, cappelli raccolti, orecchini, il solito sorriso stampato sul volto. Non passava inosservata, insomma. Nell’occasione, Hollande ha tenuto un breve discorso ringraziando tutta la nomenklatura socialista presente. L’unico nome che non ha fatto è stato quello di lei. Semplice dimenticanza, hanno fatto sapere da rue de Ségur, e per favore niente dietrologie.

Solo che domenica scorsa, a Le Bourget, dove Hollande ha dato il via alla sua campagna, la dimenticanza si è ripetuta e aggravata: non solo niente nome, ma anche niente immagine. Il video di accompagnamento che raccontava la Francia e il socialismo del secondo dopoguerra, François Mitterrand, naturalmente, Lionel Jospin e la sua «gauche plurielle», il già allora segretario del partito Hollande, arrivato al 2002 misteriosamente si fermava. Come se dopo non ci fosse stata un’altra tornata presidenziale, come se dopo non ci fosse stata la candidata Ségolène Royal, prima donna, comunque, a correre per la presidenza della Repubblica francese.

La Royal non se n’è stata zitta: compagna ripudiata passi, leader scomunicata è troppo. E così ha fatto alla radio e alla televisione il diavolo a quattro: ha parlato di verità calpestata, di amarezza, di rispetto, di tristezza, di tradimento della storia... Hollande ne ha preso atto e ha detto che si è trattato di un errore. L’impressione è che non sarà l’ultimo.

Ségolène Royal è un personaggio strano. La definizione più bella di lei l’ha data uno scrittore non conformista quanto interessante qual è Gabriel Matzneff: «La quacchera». Secondo lui incarna «la nostra sinistra moralista, farisaica, sciocca», il politicamente corretto all’ennesima potenza. Anche Hollande però è un personaggio strano, un burocrate panciuto e in scooter che ora è stato fatto dimagrire e rivestire con più eleganza nel difficile compito di farlo uscire dal quel «socialismo di papà» ancora convinto che non fosse tanto importante far sparire i poveri, quanto far sparire i ricchi... «Il suo problema è l’inazione. Qualcuno in Francia si ricorda qualcosa di concreto compiuta da Hollande in trent’anni di vita politica?». Indovinate di chi è di questo giudizio? Ma sì, della cara Ségolène quando ancora sperava di candidarsi per la seconda volta. Poi si lamenta se l’«inane» vuole oscurarla.

Quanto a Valérie, lei è certamente il nuovo che avanza, la generazione Twitter che guida i passi del suo compagno con messaggi di 140 caratteri. È di origini modeste, di famiglia numerosa, sul lavoro ha sempre dimostrato carattere e determinazione. I maligni dicono che per muovere meglio i primi passi al settimanale Paris Match, ne sposò il segretario di redazione... Lo scorso ottobre, L’Express ha raccontato che la Direction de Reinsegnement de la Préfecture de police (DRPD) stava investigando sulla sua vita, la spiavano, in parole povere. Il capo della «polizia delle polizie» si è limitato a smentire e per il momento la cosa è finita lì. Se arriva anche lei all’Eliseo, sarà meglio che facciano sparire il dossier.