LUI, LEI & L’ALTRA Ora la moglie tradita è più felice dell’amante

Vive da sola. Nella maggior parte dei casi è single, per scelta o per caso. Si considera forte e indipendente, ma quando torna a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, diventa triste e depressa. A farle compagnia sono solo l'inseparabile animale domestico e il telefonino. Non stiamo parlando di Bridget Jones, ma l'immagine si avvicina abbastanza. A parte un piccolo particolare: la donna insicura e pasticciona interpretata da Renée Zellweger è alla ricerca dell'anima gemella. Quella che passa le serate in attesa che il cellulare squilli l'ha già trovata. O almeno ne è convinta. Nonostante il proprio compagno condivida la vita con un'altra persona. Per lui accetta qualunque compromesso, diventa la partner del tempo libero, vissuto lontano dagli impegni familiari e dagli occhi indiscreti del mondo esterno. Si accontenta di piccoli attimi rubati, in attesa di un futuro felice insieme.
Che il ruolo dell'amante non sia semplice è cosa nota. Che le cosiddette «rovina famiglie» se la passino peggio delle mogli tradite è una novità inattesa. La raccontano le dirette protagoniste, cinquemila donne che hanno risposto a un sondaggio lanciato dal settimanale Donna Moderna. La maggior parte di loro dichiara che, in Italia, le amanti sono più depresse, deboli e insicure delle compagne ufficiali, quelle che hanno subito il tradimento. Loro malgrado, si innamorano della persona sbagliata e sono incapaci di farne a meno. Vivono i propri sentimenti in clandestinità e perseverano sperando che il proprio compagno si penta e scelga loro. E se questo non succede, e la relazione viene scoperta, subiscono anche l'onta di essere additate. Ne sa qualcosa Monica Lewinsky. Nonostante libri e interviste, l'immagine dell'amante più famosa d'America è uscita decisamente appannata dalla relazione con il presidente Bill Clinton.
Molto diverso il destino della ex first lady: Hillary si è ripresa la sua famiglia e ha moltiplicato i successi in campo politico. La modella Liz Hurley ha dovuto sopportare il tradimento peggiore, quello che il suo fidanzato Hugh Grant consumò nel 1995 con la prostituta Divine Brown. La bella Liz non ha esitato a reagire. Ha troncato la storia e continuato per la sua strada, diventando attrice, produttrice e moglie del miliardario indiano Arun Nayar. Insomma, lungi dall'essere distrutte dal tradimento, mogli e fidanzate si riprendono la propria vita. Il ruolo delle deboli e depresse lo lasciano alle rivali.
È prima di tutto la clandestinità dei sentimenti che rende le amanti insicure. Costrette, come sono, a sopportare una vita da comprimarie, a rivestire un ruolo subalterno, fatto di frustrazioni e sacrifici. Il 66 per cento delle donne intervistate ritiene che l'amante sia più debole rispetto alla moglie tradita, che sia destinata a sentirsi come una specie di terzo incomodo. Il 62 per cento ammette di temere le relazioni tradizionali, considerate troppo poco avventurose. Nonostante questo, più di otto donne su dieci (l'82 per cento) descrivono la condizione dell'amante come deprimente e non si fidano della persona con la quale hanno scelto di stare. Per l'87 per cento del campione, infatti, un uomo che mente alla propria moglie potrebbe fare la stessa cosa con l'amante e per questo è considerato bugiardo. Il popolo delle «rovina famiglie» dimostra comunque anche un po' di orgoglio. Le amanti non sono disposte ad aspettare in eterno che il proprio partner abbandoni il tetto coniugale (lo dichiara il 77 per cento del campione). Anzi, per il 60 per cento di loro chi è disposto a continuare il rapporto nella speranza di una relazione normale dimostra un atteggiamento «masochista» o non è in grado di accettare una situazione «stabile». Il sondaggio mostra anche il lato pessimista delle donne italiane. Sei su dieci sono convinte che, nonostante il nome, le amanti non siano in grado di amare davvero. A condurle nelle braccia del partner non sarebbe l'amore, ma «l'impossibilità di averlo», la ricerca del proibito. Insomma, nel tradimento non ci sarebbe nulla di romantico, ma solo l'insana tendenza a rovinarsi la vita.