"È lui il padrone assoluto: sceglie i più delinquenti"

Dagli atti dell'inchiesta le conversazioni spiate che dipingono Pipitone come un cinico affarista


«La casa di cura Santa Rita è una società per azioni a socio unico sin dalla sua costituzione. Il proprietario, il notaio Pipitone, ne è amministratore. La struttura si presenta fortemente gerarchizzata. Nonostante le dimensioni e il ragguardevole fatturato, la gestione della società è quella di una ditta individuale. La presenza di organi collegiali obbligatori non basta a celare l’aspetto "padronale" dell’azienda. Questo carattere traspare in ogni aspetto della gestione societaria. Innanzitutto il notaio Pipitone sceglie personalmente i collaboratori di cui decide, in piena autonomia». Inizia così, negli atti dell’inchiesta milanese, il ritratto di Francesco Paolo Pipitone. Non solo socio unico di quella che lo stesso notaio - attraverso il suo legale - chiama «la mia azienda». Per la Procura, lui è il «dominus indiscusso» della Santa Rita.
E non sono poche le telefonate intercettate dalle Fiamme gialle dalle quali emerge il profilo del «grande vecchio», proprio quello che Pipitone non vuole vedersi cucito addosso. In una del 18 luglio dello scorso anno, si dice che «Pipitone prenderà i più delinquenti del mondo che gli faranno guadagnare miliardi nel calcolo delle probabilità ... se anche li beccano la colpa è dei medici e lui viene fuori pulito». Ancora, «questa storia è un casino; il problema è che lui deve capire che non può far venire a lavorare dei banditi, che contribuiscono a farci finire sui giornali perché la verità è questa, perché è inutile che lui si tira fuori dalle responsabilità, la gente a lavorare lì la fa venire lui e finché ci sono stati gli onesti non è mai successo niente; adesso vengono dei medici che sono altro che da denunciare per truffa, son dei criminali».
«Il motore pulsante dell’azienda - scrivono ancora i magistrati - sono le singole Unità operative, nella quale operano équipe medico-chirurgiche totalmente autonome, la cui dirigenza viene affidata a primari scelti personalmente dal notaio Pipitone, più per la loro capacità di produrre reddito che per la loro reale abilità professionali». «Il notaio Pipitone - è la conclusione la Procura - appare diretto ispiratore di tale “concezione” aziendale ed è persona nota per licenziare, senza preavviso, chiunque (anche persone con ultraventennale permanenza alle sue dipendenze) entri in contrasto con lui. Del tutto coerentemente a tale logica, assistiamo a direttori sanitari che interpretano il ruolo dalla legge loro demandato, avallando codificazioni insensate. Perché vi sono dati che non necessitano di specializzazione per essere interpretati: chiunque infatti può rendersi conto che è ben difficile che un massaggio di 50 minuti effettuato da un fisioterapista abbia necessità di essere eseguito in regime di ricovero, costando alla collettività 1.900 euro anziché 150».
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