Dopo di lui il sereno

Io non sono Mastella, molti di voi non sono Mastella: quindi «siamo tutti mastelliani» un accidente, non siamo proprio tutti intrisi del fatalismo da suk latino di cui ha parlato Aldo Grasso sul Corriere di ieri; non siamo tutti arresi al «Mastella che è in noi» e alla sfiduciata visione di un Paese dal futuro grigio, indolenti, cinici; non abbiamo ancora smesso di cercare, proprio tutti, disperatamente, di essere una nazione vera. Non viviamo tutti per il potere e per il posto, non siamo passati tutti dalla Dc al Ccd al Cdr al Cdu all’Udr all’Udeur, non condizioniamo uno Stato col nostro 1,8 per cento geograficamente delimitato, non governiamo in un posto con la sinistra e in un altro con la destra, e non confidiamo che le elezioni abbiano un esito ingovernabile solo perché nessuno si è apparentato con noi. Sul Corriere c’era anche un articolo dove alcuni nostalgici di centrodestra invitavano a salvare il soldato Mastella: in fondo ha fatto cadere Prodi, dicevano; come se l’avesse fatto cadere per il nostro bene e non, ancora una volta, per affari di famiglia. Non siamo proprio tutti mastelliani, non attendiamo il diluvio dopo di noi, non siamo incapaci di immaginare un domani migliore. A sinistra hanno liquidato De Mita, a destra Mastella: un domani migliore c’è già.