«Lui traditore? Parla così proprio perché è di destra»

Ministro La Russa, ha visto che bufera su Fini?
«Nessuno osi mettere in discussione la leadership di Fini all’interno di An».
La base è arrabbiata, dicono che è pronto a sostituire Franceschini alla guida del Pd.
«Questa è una sciocchezza enorme. Fini ha fatto un percorso tutto nella destra, e la destra non è una caserma».
Da lì a dire cose di sinistra però ce ne corre.
«Per capire Fini bisogna proprio partire dal fatto che è un uomo di destra: gli uomini di destra, quando assolvono compiti istituzionali, sanno che devono calarsi completamente nel ruolo».
I maligni invece dicono che Fini sta giocando una sua personale partita.
«È certo che Fini, ricoprendo un ruolo istituzionale, non può averne uno anche nel Pdl. Non puoi fare l’uno e l’altro, devi scegliere».
Con Berlusconi ci sono stati screzi...
«C’è stata qualche scintilla. Perché Fini non è abituato a fare il numero due per caratteristica, e Berlusconi è il numero uno per caratteristica».
E come se ne esce?
«Bisogna trovare la sintesi».
Una parola.
«Guardi, sono 15 anni che sento dire che i due si pizzicano, che ognuno pensa al suo percorso personale. Intanto però sono 15 anni che An e Forza Italia stanno insieme, senza mai rompere un solo giorno. E il Pdl nasce per volontà di Fini e Berlusconi insieme».
Il leader sarà Berlusconi.
«Non ci sono sfidanti».
Ha detto Matteoli che «il congresso di An sarà un congresso vero, quello del Pdl non lo so».
«Saranno due congressi diversi, ma veri entrambi. E senza tensioni, visto che non ci sono dubbi sulla leadership».
Veramente state litigando sulle modalità di elezione.
«Elezione significa che ci sarà un voto».
Gianni Alemanno lo vorrebbe segreto.
«Far votare con voto segreto 6mila persone quando non ci sono candidati alternativi sarebbe un’esercitazione retorica».
Allora ha più senso l’acclamazione?
«Ci sarà il voto palese, come alla Camera. Io proporrò il voto per alzata di mano e alla fine credo che andrà così».
Lei farà parte del triumvirato...
«Triumvirato evoca chissà cosa, sarà un Coordinamento di tre persone».
Rifacciamo, allora: lei farà parte del Coordinamento con Verdini e Bondi, entrambi di Forza Italia. È in minoranza.
«Se saranno loro due a farne parte, sono i due più adeguati».
Ok, riproviamo: la distribuzione delle quote 70 per cento a Forza Italia e 30 ad An la convince?
«È stato l’unico modo di trovare un criterio nella fase iniziale, ma durerà poco, al massimo due anni».
Nel frattempo però i coordinatori regionali e provinciali saranno in maggioranza azzurri.
«Nessuno verrà tagliato fuori, perché ci saranno presidenti e vicepresidenti vicari, sul modello dei gruppi di Camera e Senato. E poi c’è il criterio della qualità».
Sarebbe a dire?
«Ho molto apprezzato l’orientamento espresso da Berlusconi nell’ultimo incontro con Fini: le persone verranno scelte in base alla loro qualità e competenza».
Lei si dimetterà da ministro dovendo fare il Coordinatore?
«Adesso faccio il ministro, reggo An, tengo i rapporti con Forza Italia, contribuisco a fondare il Pdl, tutto da solo».
Quindi?
«Fare il ministro e il coordinatore con altre due persone sarà una passeggiata a confronto».
Berlusconi ha chiesto ai ministri di candidarsi alle Europee.
«È un invito che mi è giunto anche da Fini. Io ci sarò e spero aderiscano altri dalle prime file di An».
Non è una presa in giro candidarsi alle Europee sapendo che a Strasburgo non ci andrà perché fa il ministro?
«Se mai è una garanzia in più: diciamo agli elettori che porteremo in Europa gli impegni che prendiamo qui».
An si scioglie. Un po’ di tristezza?
«Lo slogan che ho scelto per il congresso è: “Nasce il partito degli italiani”. Nasce, non muore».
Nessun timore di perdere voti a favore della Lega?
«Con la Lega è giusto che ci sia una sana e leale competizione».
Onorevole, non ci crede nessuno che lei non si commuoverà a dire addio ad An.
«Vede, il Pdl per me non è un punto di arrivo, ma una ripartenza. È l’antico sogno di Almirante di una Costituente di destra con liberali e cattolici. Voltiamo pagina, ma guai a cancellare la pagina precedente. Ce la portiamo dietro».