«È lui il vero antidoto al blairismo»

da Milano

«Harry Potter è una macchina da guerra contro il mondo thatcheriano-blairista e l’American way of life». Recitava così il quotidiano francese Libération di ieri, con tanto di prima pagina dedicata all’appartenenza del maghetto alla rive gauche. Ma perché, secondo il quotidiano francese, Harry Potter dovrebbe stare nel Pantheon della sinistra mondiale? Intanto perché il maghetto, secondo il filosofo e linguista Jean-Claude Milner, è un romanzo «profondamente politico che parla della Gran Bretagna di oggi».
Una società malata a causa «della (catastrofica) rivoluzione “thatchérienne”» che ha bisogno della magia come antidoto: in un gioco di parole «Magie contre Maggie (Margaret, ndr)», spiega Milner. Una magia che per sopravvivere deve rimanere una «scienza occulta». Contro la globalizzazione imposta dal sistema capitalistico, insomma, «la cultura non può essere impotente». Secondo il filosofo francese, in sostanza, Harry Potter ha quella scintilla che «diede vita al Rinascimento inglese, elisabettiana, delle public schools e delle università di Oxford e Cambridge» e che «metteva insieme gli studi classici (il greco e il latino) e lo studio delle scienze occulte, della magia bianca».
Potter è «come John Dee», studioso di occultismo, matematico, geografo e alchimista inglese presso la corte della regina Elisabetta I. Anche la scuola di Potter «funziona sul modello delle public schools, come Eton».
Quanto al suo direttore Albus Dumbledore, prosegue l’articolo di Libération, bisogna sottolineare «come in latino “Albus” significhi “bianco”, come magia bianca». Ma i romanzi della Rowling non erano per bambini? «È vero, ma non del tutto - sostiene Milner - non si può ridurre la sua opera a letteratura per l’infanzia». Altrimenti la politica non c’entrerebbe.