Luis Enrique duro sul capitano: «La mia squadra non è solo lui»

Alla fine il «terremoto» a Roma c’è stato per davvero. La profezia lo aspettava per l’11 maggio, si è sbagliata solo di qualche mese. «La Roma non è solo Totti», il mantra di Luis Enrique alla vigilia del ritorno dei preliminari di Europa League con lo Slovan Bratislava. L’esclusione all’andata, la maglietta-risposta del capitano: «Basta».
E ora il diktat del tecnico: «Una squadra non è formata da un solo giocatore. Sceglierò sempre gli undici che considero più preparati. Finora nessuno ha avuto da ridire». Quindi prima di Bratislava, il fantasista non aveva fatto il suo dovere. «La formazione la darò un’ora e un quarto prima della partita, i giocatori la sapranno per primi», dice Luis Enrique. Sicuro di avere la società al suo fianco perché altrimenti avrebbe già fatto le valigie. «Ogni persona va trattata in modo diverso, ma da tutti pretendo un comportamento uguale per raggiungere il risultato comune». Lo spagnolo ha carattere, il rischio è di esagerare. È convinto anche di avere dalla sua parte i tifosi, che gli chiedono di far correre i giocatori. Ma quegli stessi tifosi si stanno ancora chiedendo perché Totti in panchina per far giocare Caprari e Okaka. È tregua armata. Totti stasera dovrebbe essere titolare per ribaltare l’1-0 dell’andata.
Luis Enrique non convince sull’altro caso giallorosso Borriello: «Sapevo di condizionare il suo mercato, ma io ho fatto la mia scelta».
Sull’altra sponda del Tevere, invece devono fare i conti con la telenovela Zarate, ma almeno stasera la Lazio deve solo certificare l’ingresso in Europa League, dopo il 6-0 rifilato al Rabotnicki all’Olimpico.